Michael Robertson, fondatore del sito musicale MP3.com e ideatore del discusso servizio My.MP3.com, che consente a ogni utente registrato di archiviare sul Web la propria collezione di CD per poi ascoltarla da qualunque pc connesso in rete, sembra davvero intenzionato a fare il gran salto dalla parte “istituzionale” dello schieramento musicale on-line. Dopo avere risolto a caro prezzo la diatriba sull’uso non autorizzato delle opere musicali con quattro delle cinque major discografiche (resta esclusa per ora Universal, vedi news), l’intraprendente imprenditore americano cerca ora di regolarizzare la sua posizione anche nei confronti degli autori e editori con un contratto che, se e quando verrà firmato da tutte le parti in causa, è destinato a segnare una svolta cruciale nei rapporti tra società musicali on-line e titolari dei diritti d’autore. Robertson ha infatti sottoscritto con l’associazione di categoria National Music Publishers’ Association e con la Harry Fox Agency (sussidiaria della stessa in materia di licenze), un accordo preliminare di durata triennale che lo impegna a pagare agli editori musicali USA una cifra che potrebbe toccare i 30 milioni di dollari, tra risarcimento dei diritti maturati in passato e anticipi di royalty per l’uso dei brani musicali protetti da copyright su Internet. L’accordo, se otterrà il via libera da parte di tutti i membri dell’associazione che raggruppa i maggiori gruppi editoriali americani e verrà approvato dall’autorità giudiziaria, assicurerà a Robertson e al servizio My.MP3.com accesso a un catalogo di oltre un milione di brani autorizzati. A quel punto, MP3.com dovrà pagare un quarto di cent ogni volta che uno dei brani in questione verrà ascoltato on-line da un utente del servizio oltre a una somma forfettaria per ogni nuovo brano incluso nel database del servizio. Accordi analoghi sono stati già raggiunti dalla Web company con le società editoriali indipendenti Peer Southern e MPL (quest’ultima controllata da Paul McCartney). Dal mese di marzo, Harry Fox Agency e NMPA erano in causa con MP3.com proprio riguardo alla violazione dei loro copyright.