Reazioni contrastanti, nel mondo delle multinazionali discografiche, all’annuncio della clamorosa partnership tra Bertelsmann e Napster, fino a poche settimane fa indicato come il nemico numero uno dell’establishment musicale (vedi news). Al di là degli apprezzamenti di facciata, la mossa improvvisa del gruppo multimediale tedesco non ha mancato di suscitare sorpresa e malumori tra i concorrenti, seccati dal fatto di non essere stati preavvisati e consultati sull’accordo. E il livello di tensione sarebbe alto all’interno della stessa Bertelsmann, dove i punti di vista degli executive della casa discografica BMG non sarebbero coincidenti con quelli dei vertici della divisione e-commerce che ha firmato l’accordo.<br> Tra le posizioni più critiche spicca quella della Universal, che ha precisato di non avere intenzione di ritirare l’azione legale in corso contro Napster per violazione dei copyright; il presidente di Seagram (casa madre della società), Edgar Bronfman Jr., ha commentato che Napster deve ancora dimostrare di essere in grado di sviluppare un modello di business legittimo e profittevole, mentre altri portavoce del gruppo hanno bollato l’”alleanza strategica” tra i due gruppi come niente di più che “un annuncio senza alcuna sostanza, al di là delle implicazioni di pubbliche relazioni”. “Non c’è nulla su cui investire. Non c’è un metodo di lavoro di cui parlare, per ora è pura teoria”, ha dichiarato all’agenzia Reuters un’altra fonte dell’ambiente musicale a proposito delle prospettive economiche dell’accordo. Più mitigata la posizione di EMI e Warner, che attendono di conoscere dettagli maggiori sulle modalità di funzionamento di un Napster “legale”, che in questa nuova veste sarebbe costretto a preoccuparsi, come una qualunque casa discografica, di argomenti come protezione dei diritti, licensing e assistenza al consumatore. Più positive invece le opinioni del mondo finanziario USA, da sempre critico nei confronti dell’industria per la lentezza e l’indecisione mostrata nell’affrontare le prospettive della musica on-line. “Bertelsmann andrebbe lodata per avere assunto un atteggiamento così coraggioso nei confronti di Internet”, ha dichiarato Eric Scheirer, un analista di Forrester Research. “E’ stata una idea brillante e avranno una grande opportunità di imparare un sacco di cose da Napster a proposito dello scambio di file in rete. Staremo a vedere se sono in grado di ricavarne dei profitti”. Ed è proprio questo dubbio probabilmente, più che le motivazioni di principio, a indurre le altre major a un atteggiamento di prudenza in attesa che i tribunali si pronuncino definitivamente sulla sorte della Web company californiana, mentre Bertelsmann ha già dichiarato che in caso di chiusura forzata di Napster provvederà a riaprire il servizio in conformità alle disposizioni di legge. “We’re only in it for the money”: il motto di Frank Zappa sembra sempre essere valido per tutti, case discografiche e Napster compresi.