L'AIP, associazione italiana degli Internet Provider, è intervenuta a difesa dell'associata NGI, iscritta (così come Fastweb) nel registro degli indagati con l'accusa di favoreggiamento della pirateria nell'ambito dell'inchiesta cagliaritana che ha portato al blocco degli accessi al tracker BitTorrrent BTjunkie. In un comunicato, l'associazione precisa che, secondo le informazioni in suo possesso, NGI aveva dato "immediata esecuzione all'ordinanza di inibizione dell'accesso a due 'domini' e tre indirizzi IP emessa il 19 aprile u.s. dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari secondo le indicazioni operative ricevute dalla Guardia di Finanza". L'API respinge pertanto l'accusa di corresponsabilità e favoreggiamento avanzata a carico del fornitore di accessi Internet, aggiungendo di ritenere "essenziale garantire la tutela del diritto d'autore contemperandola con il diritto di accesso ai contenuti digitali a condizioni eque e ragionevoli che consentano di remunerare gli effettivi titolari dei diritti fruiti". Intanto, nell'ambito della cosiddetta operazione "Poisonous Dahlia"che ha preso di mira BTjunkie, le Fiamme Gialle di Cagliari hanno oscurato anche il sito proxytalia.com, creato in Canada, ubicato in Germania e utilizzato per permettere agli utenti italiani di aggirare l'embargo alla piattaforma pirata. Il servizio "proxy" faceva da ponte di comunicazione tra server e utenti del tracker, permettendo a questi ultimi di accedere ai contenuti anche dopo il blocco imposto dai provider italiani e senza che le richieste di connessione venissero inoltrate direttamente ai DNS e agli IP colpiti dalla restrizione. Con il suo oscuramento, l'accesso a BTjunkie dovrebbe risultare totalmente bloccato.