La concorrenza esercitata dal celeberrimo sito di “file sharing” gratuito ha messo in ginocchio il motore di ricerca musicale, tra i cui finanziatori figurano tutte le maggiori case discografiche. E i responsabili dell’azienda di San Francisco hanno reagito decidendo di concentrarsi sul “core business”, consistente nel licenziare a terzi la loro directory on-line che consente di rintracciare gran parte dei file musicali (regolarmente autorizzati) presenti sul Web. Il piano di ristrutturazione, reso necessario – secondo un comunicato emesso dalla stessa società – dall’obiettivo impellente di tornare in attivo nel corso del 2002 – comporta tuttavia il licenziamento di 42 impiegati, pari a circa il 25 % dello staff di Listen.com. “Non possiamo fornire una directory completa come quella di Napster”, ha ammesso Sean Garrett, un portavoce della società, in un’intervista rilasciata all’agenzia Reuters. “Diciamo che usando Napster è possibile trovare la maggior parte del catalogo di Tom Petty, mentre l’obiettivo del nostro staff editoriale sarà quello di aiutare i consumatori a rintracciare i sei, sette brani migliori di quell’artista”. Garrett non ha escluso che i servizi di Listen.com possano essere forniti in futuro alla stessa Napster o a siti analoghi, nel momento in cui questi raggiungeranno accordi di collaborazione con l’industria musicale.