Si moltiplicano le ipotesi e le supposizioni sul futuro di Napster e sulle prossime mosse del suo management, dopo la sentenza della Corte di Appello di San Francisco che ha rimesso in gioco l'ordinanza di chiusura, a suo tempo sospesa, del sito (vedi news). <br> Commentatori ed esperti autorevoli si affannano ad ipotizzare i possibili scenari, tra cui sembra prendere quota quello di una ripresa dei negoziati con le maggiori case discografiche in vista di futuri accordi di collaborazione. Secondo alcuni osservatori, le major avrebbero interesse a studiare insieme con la società californiana e con il suo partner Bertelsmann nuovi modelli di “subscription”, ora che hanno il coltello dalla parte del manico e le spalle coperte da una sentenza che ne protegge i diritti: e qualcuno si spinge a fare i nomi di EMI e di Warner come quelli dei più probabili futuri partner di Napster (quest'ultima, in particolare, avrebbe interesse ad avere accesso al repertorio on-line di Bertelsmann-BMG per poi distribuirlo anche attraverso la rete digitale di America Online). La situazione imporrebbe inoltre alla Web company di offrire ai suoi eventuali partner royalty e quote azionarie più sostanziose, se non vuole proseguire sulla linea di uno scontro diretto che rischia di dissanguare la società (a dispetto delle dichiarazioni del suo chief executive Hank Barry sulla solidità finanziaria dell'impresa). Il rischio, in questo caso, è quello di una chiusura che, anche se temporanea, potrebbe avere effetti disastrosi sotto il profilo dell'immagine e della fedeltà degli utenti al marchio, e che potrebbe spingere la società a vendere nome e database a qualche acquirente (magari la stessa Bertelsmann). Per Napster, insomma, il dilemma è “come diventare legittima mantenendo in vita il suo business”, nelle parole di un operatore finanziario statunitense. <br> Intanto, il sito Webnoize ha comunicato i dati di traffico sul sito nella giornata di lunedì 12 febbraio, successivamente all'annuncio della sentenza. In 24 ore, i brani scaricati dal pubblico sono scesi a 91 milioni, rispetto ai 130 milioni di domenica 11 febbraio: un dato che sembra già indicare un possibile “trasloco” di massa del popolo della rete verso altri siti “peer to peer” che operano per il momento fuori da ogni controllo.