Il sito americano ha annunciato nella giornata di venerdì 16 febbraio di avere compiuto un passo decisivo in vista dell’introduzione di un sistema che consentirà di mantenere in vita il suo servizio di “file sharing” senza compromettere i diritti di etichette discografiche, artisti, autori ed editori musicali. I portavoce della società hanno ribadito che Napster inaugurerà quanto prima un nuovo servizio musicale in abbonamento e a pagamento, fondato su una innovativa tecnologia di protezione sviluppata da Digital World Services, una sussidiaria del gruppo Bertelsmann con una vasta esperienza nel campo della gestione dei diritti in àmbito digitale. Il software, a cui Napster e Digital World Services stanno lavorando congiuntamente da mesi, è stato studiato specificamente in funzione delle caratteristiche del servizio di condivisione “peer to peer” dei file musicali che ha fatto la fortuna del sito californiano. In pratica, il sistema dovrebbe consentire agli utenti di Napster di continuare a scambiarsi e scaricare i brani musicali rintracciabili sul sito, applicando però ad ogni file in transito sulla rete un’”etichetta” protettiva che ne limiterà l’uso una volta che il brano è stato scaricato, ad esempio impedendone la copia su un CD masterizzato. “Questo annuncio sottolinea un fatto essenziale”, ha commentato l’amministratore delegato di Napster Hank Barry: “che i reali interrogativi sul futuro di Napster riguardano i suoi aspetti economici, non quelli tecnici o legali. Questa soluzione è l’ulteriore prova della serietà dei nostri sforzi di raggiungere un accordo con le case discografiche che consenta di mantenere in vita Napster e di renderlo un servizio piacevole e affidabile”. <br> Al momento, però, la situazione per il sito californiano resta tutt’altro che tranquilla: nelle stesse ore in cui Napster annunciava la notizia, l’anti-pirateria e la polizia belga facevano irruzione nelle case di una decina di utenti del servizio, rei di avere violato i copyright; mentre anche le associazioni di categoria dei discografici e degli editori musicali americani hanno confermato l’intenzione di procedere la causa in tribunale contro la società di Redwood City, modificando i contenuti dei loro ricorsi secondo le disposizioni date dalla recente sentenza della Corte d’Appello di San Francisco (vedi news).