Si moltiplicano i commenti negativi delle maggiori case discografiche alla proposta di Napster di pagare un miliardo di dollari in cinque anni in cambio del diritto a utilizzarne in rete il repertorio e del ritiro delle cause tuttora pendenti contro il servizio per violazione dei diritti d’autore (vedi news). Alle fredde repliche dell’associazione dei discografici RIAA e del gruppo Vivendi Universal si è aggiunto successivamente il commento della Sony Music, la quale ha bollato come del tutto insoddisfacente l’offerta formulata dalla società californiana: “E’ evidente a chiunque segua il mercato musicale – recita un comunicato diffuso dalla major giapponese – che le cifre proposte da Napster non hanno alcun senso per un’industria da 40 miliardi di dollari”. La stessa Sony ha espresso forti dubbi circa la possibilità di implementare un sistema efficace di protezione dei file nel servizio entro i tempi previsti. Nel frattempo, esponenti di altre case discografiche hanno fatto osservare che il valore attribuito da Napster alla licenza d’uso dei repertori (equivalente, in pratica, una frazione di cent per ogni singolo brano messo in rete) è inferiore alla somma che le case discografiche pagano ogni anno in royalty ai soli autori ed editori (7,5 cent a brano in media, secondo un avvocato esperto del settore). <br> Diverso il parere di alcuni analisti finanziari, che fanno notare come tutto il denaro versato da Napster finirebbe nelle casse delle case discografiche senza che queste debbano pagarvi le spese di fabbricazione e di distribuzione normalmente associate alla vendita dei CD. Nel business musicale tradizionale, fanno notare alcuni esperti di mercato, le case discografiche conservano mediamente non più di 35 cento di profitto su ogni CD venduto ai distributori al prezzo di 10 dollari: in media, 1 dollaro se ne va in spese di stampa e di stoccaggio, 2,75 dollari in costi fissi, 2,25 in spese di marketing, 1,40 in costi di distribuzione, mentre altri 2 dollari e 25 cent sono necessari per pagare le royalty ad artisti, produttori e editori musicali.