La piattaforma di musica digitale we7, che ha avuto tra i suoi fondatori Peter Gabriel, entrerà in funzione in Italia prima di Natale. La strategia di espansione internazionale della società, che opera attualmente solo nel Regno Unito, in Irlanda e in Belgio, prevede un lancio più o meno contemporaneo anche in Olanda e in Spagna: Paesi in cui, come in Italia, la concorrenza è meno forte che sui mercati leader della musica digitale. "Non avrebbe senso andare in Germania, considerato il modo in cui sono strutturati i prezzi. E neppure in Francia, senza un partner a cui appoggiarsi, " ha spiegato il ceo Steve Purdham a Music Week escludendo per ora un lancio oltre Atlantico: "Gli Stati Uniti sono il gioiello della corona, ma anche un mercato molto competitivo. Bisogna andare dove si sa di poter essere forti, e non dei perdenti". Nel frattempo, we7 sta riconfigurando la sua offerta, spostando l'enfasi dal concetto di streaming on-demand a quello della Web radio gratuita e finanziata dalla pubblicità, nelle due varianti possibili: canali preconfezionati dallo staff editoriale ed emittenti interattive e su misura costruite sulla base degli input (un artista, una canzone, un album) inseriti dall'utente. Completano il pacchetto l'opzione di streaming on-demand illimitato e a pagamento (anche su dispositivi mobili) e la possibilità di accedere gratuitamente a un massimo di 50 canzoni al mese su richiesta. Il nuovo modello entra in funzione dal 29 settembre e prende ispirazione da quanto sta accadendo negli Stati Uniti dove, sostiene Purdham, "l'on-demand ha generato molta eccitazione e attenzione sulla stampa, ma in realtà sono i servizi radio interattivi a farsi accettare dal mercato di massa. Ci sono due gruppi principali di persone: i fanatici della musica che investono un sacco di tempo nel costruire playlist e crearsi l'ambiente in cui si muovono; e poi la grande maggioranza del pubblico che ama la musica, sa quel che gli piace ma non vuole perderci dietro troppo tempo". "Sul radio player, le royalty per brano sono da tre a cinque volte più basse che nel modello on-demand", ammette Purdham. "Però, sulla base dei test che abbiamo effettuato, il numero di ascolti risulta essere maggiore".