La nuova ordinanza emessa dal giudice Marilyn Hall Patel nella giornata di martedì 6 marzo (vedi news) non è immediatamente esecutiva: la scadenza di tre giorni concessa a Napster per bloccare la circolazione dei file non autorizzati sui suoi server parte infatti dal momento in cui l’industria discografica sottoporrà ai gestori del sito un elenco completo dei brani di cui esige l’immediata rimozione dal servizio di “file sharing”. Alle case discografiche, in particolare, spetta l’onere di fornire documentazione dei suoi diritti di proprietà sui master incriminati nonché tutte le informazioni necessarie a identificare i file che violano i copyright, compresi i titoli dei brani, i nomi degli artisti e quelli dei file stessi. Ma questa incombenza non ha tolto il buonumore ai rappresentanti dell’industria, convinti di aver fatto un sostanziale passo avanti nella lotta alla diffusione di musica non autorizzata su Internet. “Per noi si tratta di una grande vittoria. Tutti i brani in questione spariranno dal sito e Napster diventerà qualcosa di simile a MP3.com, un catalogo che offre in rete la musica di artisti poco conosciuti”, ha dichiarato al Financial Times una dirigente discografica americana. Molti operatori dell’industria continuano tuttavia a dichiararsi scettici sulle effettive possibilità di Napster di implementare nel suo servizio una tecnologia in grado di proteggere efficacemente i copyright; e persino alcuni dirigenti del gruppo Bertelsmann, attuale finanziatore di Napster, avrebbero ammesso che il sito potrebbe essere costretto a un periodo di chiusura temporanea in seguito all’ingiunzione.<br> Intanto, un portavoce di Napster ha fatto sapere che venerdì 9 marzo i rappresentanti della società si incontreranno con gli esponenti dell’industria musicale davanti all’ex magistrato federale Eugene Lynch, il “mediatore” nominato dal giudice Hall Patel (vedi news). L’incontro dovrà servire probabilmente a coordinare gli sforzi delle due parti per regolarizzare il funzionamento del servizio di “file sharing”.