Il fenomeno Eminem (sette milioni di copie vendute in USA con “The Marshall Mathers LP”) potrebbe bastare da solo a rendere conto del successo di cui il genere hip hop gode oggi sul mercato americano. Se poi si aggiungono i sei milioni di album smerciati da Dr. Dre (“Dr. Dre 2001”) e i cinque milioni di Nelly (“Country Grammar”), non possono destare sorpresa i risultati della ricerca annuale condotta dall’associazione dei discografici RIAA sul consumo musicale negli Stati Uniti, che collocano il rap al secondo posto per popolarità tra gli acquirenti di dischi del paese, con una quota di mercato che tocca oggi il 12,9 %. Certo, ancora distante dal peso commerciale delle produzioni rock, il genere di gran lunga più popolare in USA (quasi il 25 % delle vendite), ma in grado di superare per la prima volta lo “share” della musica country, ingrediente immancabile nella dieta musicale dei consumatori americani e stabile nel rappresentare il 10,7 % del mercato. Il dato potrebbe essere episodico, ma resta indicativo di una trasformazione in essere: e sono di nuovo Eminem e la sua fanbase interrazziale a venire in soccorso nel segnalare lo sconfinamento dell’hip hop fuori dai suoi confini storici, razziali e culturali per farsi genere di massa. Chi sottolineava invece, nei mesi scorsi, la crisi del pop trova conforto nelle statistiche della RIAA, che indicano un calo di gradimento del genere misurato in oltre due punti percentuali (8 %), in parte legato a una carenza oggettiva di uscite, in parte al momento difficile che accomuna molte delle teen band e delle lolite pop dominatrici delle scorse stagioni. <br> Solo parzialmente in sintonia con queste risultanze è l’evoluzione demografica del profilo dei consumatori, che registra una leggerissima ripresa, in termini di acquisti, dei teenager (32,7 %), pubblico di riferimento per l’industria discografia ma sempre più distratto dall’uso di Internet e del pc, una stabilità dei 20-24enni (12,5 %) e dei 25-29enni (10,6 %), un calo (al 9,8 %) dei 30-34 anni e un incremento tanto degli ultra-35enni (10, 6 %) quanto, soprattutto, degli over-45, il cui peso di mercato (23,8 %) è oggi più del doppio rispetto a dieci anni fa e inferiore solo a quello dei consumatori di età inferiore ai 20 anni. E se si riduce il gap tra teen ager e acquirenti più anziani, altrettanto succede, da qualche anno ormai, anche tra maschi e femmine, sempre più vicini (50,6 e 49,4 %, rispettivamente) nella spartizione del mercato discografico.