Dopo Gerolamo Caccia Dominioni, presidente della Warner Music, anche l'amministratore delegato di BMG Ricordi, Franco Reali, "esterna" a proposito della sentenza dell'Antitrust che ha condannato le major multinazionali a una multa complessiva di 7 miliardi e mezzo di lire. Proprio la BMG è l'azienda colpita dall'ammenda più pesante, superiore ai 2 miliardi di lire. "Una sanzione particolarmente ingiusta", secondo Reali, "poiché calcolata in percentuale sulla base del fatturato globale, non su quello che riguarda la distribuzione di musica registrata. Poiché è la sola BMG Ricordi ad aver consolidato le sue attività in Italia, siamo stati penalizzati per gli investimenti nel nostro stabilimento di produzione di cassette, in beni immobiliari e in altre iniziative, iniziative che hanno creato lavoro per centinaia di italiani". Reali se la prende anche con la "sindrome da multinazionali" che avrebbe guidato la mano del Garante della Concorrenza: "Solo la presenza in Italia di una solida imprenditoria multinazionale della musica", ribatte l'amministratore delegato della BMG, "è in grado di garantire agli artisti italiani le risorse e lo sviluppo che meritano a livello internazionale". Contro la sentenza dell'Antitrust, intanto, anche la BMG Ricordi si prepara a presentare ricorso al TAR (il termine è di 90 giorni dalla notifica della decisione). "Il fatto che la Commissione abbia deliberato praticamente il minimo della pena (l'1,5 % del fatturato, a fronte di un massimo del 10 %, ndr)", conclude Reali, "dimostra che persino la Commissione è consapevole della debolezza delle argomentazioni presentate. Siamo certi di prevalere di fronte al TAR e dimostreremo che le decisioni della Commissione sono conseguenti alla mancanza di comprensione del mercato della musica registrata". A dispetto dell'ottimismo ostentato dalle majors, non si può certo dire però che la discografia stia vivendo momenti sereni. La multa comminata dall'Antitrust non è infatti l'unica "grana" con cui le case discografiche devono fare i conti: sulla testa di alcune società (soprattutto multinazionali, ma anche italiane) pende una richiesta di pagamenti per diversi miliardi di lire avanzata dall'Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Lavoratori dello Spettacolo (ENPALS). L'ente pretende infatti il pagamento di contributi sulle prestazioni professionali fornite dagli artisti, che le case discografiche avrebbero dovuto accantonare sulle royalty versate a cantanti e gruppi musicali. Anche contro le richieste dell'ENPALS (una vecchia storia, le cui origini risalgono agli anni '80) le case interessate hanno presentato ricorso, mentre proseguono in parallelo tentativi di trovare una soluzione negoziale alla vertenza.