ReDigi, la prima piattaforma dedicate alla musica digitale usata, ha debuttato lo scorso fine settimana, lanciando il proprio servizio che aggiunge alla funzionalità di storage (archiviazione della libreria musicale dell’utente su una ‘music cloud’) la possibilità di rivendere I propri brani digitali. La tecnoogia proprietaria di ReDigi si compone di un 'Forensic Verification Engine' che dichiara essere in grado di identificare quali brani siano vendibili, scegliendo quelli scaricati legalmente e scartando le canzoni piratate o quelle che l’utente ha copiato dai propri CD. Sarà poi l’altra falange della piattaforma tecnologica, il Music Manager, a rimuovere i brani venduti dal computer e dallo storage dell’utente che li ha commercializzati. ReDigi si muove su un terreno nuovo e non ha mancato, come prevedibile, di scatenare diverse polemiche nell’industria. La società promette comunque di retrocedere agli artisti le royalties a loro dovute. Il servizio è gratuito e non richiede alcuna sottoscrizione a pagamento. Vanta al momento circa 120.000 follower e fan sui social network ed è guidata dal CEO John Ossenmacher, che afferma: “La tecnologia di ReDigi marca un importante fase di passaggio nell’industria digitale. Permettendo agli utenti di rivendere la propria musica digitale per la prima volta attribuiamo a questi beni un valore di rivendita”.