A due settimane dall'ingiunzione del giudice Marilyn Hall Patel che ordinava al sito di “file sharing” di bloccare l'accesso alle canzoni protette da copyright (vedi news), le maggiori case discografiche si dichiarano insoddisfatte dei risultati raggiunti e annunciano una nuova azione legale nei confronti di Napster, attesa per l'ultima settimana di marzo. Lo ha confermato un portavoce della RIAA, l'associazione dei discografici statunitensi, aggiungendo che i suoi associati sono convinti che la società di Shawn Fanning non abbia fatto tutto il possibile per correggere la situazione. “Dopo avere ricevuto le nostre notifiche, Napster aveva l'obbligo di eliminare dal servizio 500.000 brani musicali protetti da copyright: semplicemente, non l'ha fatto”, ha spiegato il rappresentante della federazione. <br> Dal canto suo, la società americana sostiene di essersi attenuta allo spirito e ai dettami dell'ordinanza, rimuovendo fino ad oggi oltre un milione e trecentomila file musicali in formato MP3 dai suoi indici: secondo i responsabili del sito, il traffico di materiale “pirata” sui suoi server è diminuito enormemente, come dimostrerebbe il fatto che oggi ciascun utente del servizio scarica in media 110 canzoni, la metà di quanto accadeva prima dell'ingiunzione. Napster si difende dalle accuse di non avere bloccato l'accesso a tutti i brani indicati dalle case discografiche sostenendo che in molti casi sono le stesse etichette titolari dei diritti a non avere fornito informazioni sufficientemente precise, e con il fatto che tanto i suoi utenti che diversi altri siti presenti sul Web hanno escogitato sistemi per eludere i filtri inseriti dai tecnici della società per bloccare la circolazione dei file illegali (vedi news). <br> Il giudice Patel Hall incontrerà nuovamente le parti il prossimo 20 aprile, per valutare se le sue disposizioni siano state effettivamente applicate dai gestori del sito. Se la sua valutazione dovesse essere negativa, Napster correrà nuovamente il rischio di una chiusura immediata.