E' toccato a Peter Gabriel il 'keynote' del Plug In, tradizionale appuntamento dell'industria musicale sul web organizzato da Jupiter Media Metrix che, quest'anno, approda per la prima volta in Europa (la manifestazione, programmata nei giorni 2 e 3 aprile, è attualmente in corso a Barcellona). L'artista, già da anni discografico con la sua Real World, è intervenuto in qualità di co-fondatore della OD2, azienda lanciata alla fine del 1999 e specializzata nella distribuzione digitale sicura di file musicali.<br> Perfettamente calato nel suo ruolo di artista-imprenditore, Gabriel ha intrattenuto per circa mezz'ora media e delegati con un discorso multimediale, introdotto dal motto: "The clues to the future lie buried in the past" ("le chiavi per il futuro sono sepolte nel passato"). Aiutandosi con tre suggestive clip video alternate ad una presentazione in power point, ha così offerto una visione della sua nuova intrapresa attraverso un'interpretazione della situazione musicale attuale, suddividendo il suo intervento in tre fasi: "Da dove arriviamo", "Dove siamo" e "Dove andiamo".<br> "Where we came from" ha offerto una visione dell'origine della musica, vista come l'insieme di tante forme complementari: espressione individuale, amore, culto e rituale, ambiente, corteggiamento, motivazione, linguaggio e motivazione, danza. In "Where we are" Peter Gabriel ha posto l'accento sull'enorme confusione che contraddistingue l'industria musicale odierna: "Il vecchio mondo è letteralmente messo sottosopra da 100 milioni di download al giorno su Napster. La musica oggi è 'adattati o scompari'; è 'nessuna barriera'; è 'caos'; è 'opportunità'; è 'impatto'. Non credo che i musicisti abbiano qualcosa da obiettare sul modello Napster, ma credo semplicemente che detestino l'idea di non essere pagati. Come artista spero che potremo avere tutti insieme una sola voce, cosa che solitamente non siamo in grado di realizzare.".<br> "Where we're going" è la summa del Gabriel-pensiero sull'evoluzione della musica nel breve periodo: "La musica è destinata a essere un mix di portabilità, qualità, valore, contenuto filtrato. Andiamo verso l'estrema specializzazione: non stento a credere che presto avremo, che so, musica per barbecue; avremo qualsiasi cosa di specifico, purché sia disponibile in qualsiasi posto e in qualsiasi momento. Forse l'analogia con la TV non è fuori luogo: come nella televisione, anche nella musica andiamo da una grossa marmellata indifferenziata verso una moltitudine di canali e proposte specializzate, verso una centralizzazione del servizio distribuito poi su piattaforme alternative. Le case discografiche beneficeranno da questa evoluzione riuscendo ad abbassare i costi di distribuzione e concentrandosi sul marketing, e gli artisti ne saranno lieti, perché non desiderano occuparsi di qualcosa che non sanno fare. Gli artisti guadagneranno in efficienza, per loro sarà meno frustrante tenere traccia delle royalty, per esempio. E non solo: quando vidi Napster per la prima volta pensai: 'Grande, ora mi fottono da due parti contemporaneamente'; tuttavia, agli artisti si spalancano molte nuove opportunità, la loro musica diventa più accessibile ai fan sotto forme molteplici".<br> E la OD2? "Il nostro motto è semplice: 'a lot more for a lot less' (molto di più per molto meno). La nostra missione, in sintesi, si riconduce a un processo in tre fasi: digitalizzare la produzione delle case discografiche per permettere loro di distribuirla sul web in modo reattivo; eliminare molti costi di partenza; e provare a ridurre i rischi, con un sistema di consegna sicuro".<br> Peter Gabriel è stato salutato da ripetuti applausi e, rispondendo alla domanda di un giornalista, ha poi finito col chiudere il suo intervento in modo visionario e romantico: "Continuo a vedere Internet come un elemento democratizzatore, che dà ai piccoli operatori l'opportunità di giocare ad armi pari con i grandi".