Scatta la controffensiva degli editori musicali italiani e multinazionali nei confronti delle radio private che trasmettono musica senza pagare le royalty ai proprietari dei brani. Il “pool” di avvocati a cui le società di edizione hanno affidato l’incarico di seguire la vicenda sta definendo in questi giorni i dettagli di un’azione giudiziaria a tappeto, che dovrebbe concretizzarsi nella richiesta di una ventina di provvedimenti urgenti d’inibitoria nei confronti di altrettante emittenti inadempienti: se questi verranno accolti dai giudici, le radio in questione non potranno più trasmettere i brani musicali senza incorrere in un’infrazione penale.<br> Non è escluso però che la soluzione dell’annosa vertenza (almeno con i network e le emittenti maggiori) possa avere luogo al di fuori delle aule dei tribunali, attraverso una serie di accordi extragiudiziali.. Come avvenne, a suo tempo, in occasione del celebre braccio di ferro tra autori, editori e il gruppo Fininvest, che per lungo tempo aveva rifiutato di pagare i diritti di sfruttamento delle opere musicali nelle sue trasmissioni televisive secondo parametri analoghi a quelli della Rai.<br> Fino ad oggi, i tentativi della Siae di recuperare le royalty che le emittenti sono tenute a versare ad autori ed editori hanno avuto poca fortuna, a dispetto di una dura battaglia legale e delle sentenze favorevoli emesse dai tribunali. Né le cose vanno meglio per i discografici, a cui le radio hanno sospeso ogni pagamento cinque anni fa, all’epoca della scissione tra Afi e Fimi e approfittando della confusione che regna sui criteri di ripartizione dei proventi tra le due associazioni.