La "guerra santa" che Universal Music ha scatenato da oltre un anno nei confronti di Grooveshark sembra essere arrivata alla resa dei conti: la richiesta, da parte della major, di un decreto ingiuntivo di cessazione immediata dell'upload non autorizzato di brani e una causa che implica la massima richiesta di risarcimento danni, 150 mila dollari, per ognuna delle oltre 100 mila canzoni oggetto di contestazione. I legali di Universal sostengono di avere le prove che il senior management e i dipendenti di Grooveshark hanno personalmente caricato sulla piattaforma decine di migliaia di registrazioni in patente violazione della legge sul copyiright, mentre i titolari della Web company replicano di operare nel rispetto delle disposizioni del Digital Millennium Copyright Act che esonerano i service provider da responsabilità per le violazioni commesse dagli utenti fino ad avvenuta comunicazione dell'infrazione da parte degli aventi diritto. Grooveshark, come noto, ha chiuso accordi di licenza con altre case discografiche (a cominciare proprio dalla EMI, che da Universal verrà assorbita se l'operazione di acquisto concordata con Citigroup andrà in porto). Con la major di proprietà Vivendi, invece, è ai ferri corti già da tempo: a inizio 2010 quest'ultima gli aveva fatto causa per avere consentito libero accesso non autorizzato al suo catalogo di registrazioni antecedenti al 1972.