Da un Motel Agip in tangenziale (è li che si riunirono i primi promoter carbonari, il 28 novembre del 1996) al Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. Pochi chilometri, alla periferia Nord e nel cuore di Firenze, per misurare la lunga strada che Assomusica ha percorso in quindici anni di vita nonostante l'indifferenza quasi generalizzata delle istituzioni, la difficoltà di fare lobby, l'impresa quasi impossibile di far convivere gli individualismi di organizzatori e produttori di concerti. C'è dunque di che festeggiare e l'associazione l'ha fatto ieri, mercoledì 30 novembre, con un evento aperto ai media, agli artisti e ai rappresentanti della politica locale e nazionale. Nella spettacolare scenografia del Salone dominato dai dipinti del Vasari hanno parlato in tanti. Il presidente in carica Alessandro Bellucci, cui spettava fare gli onori di casa. I suoi predecessori Massimo Gramigni (acccolto da una standing ovation e capace di suscitare la commozione generale quando ricorda i Franco Mamone, i Renzo Fantini e gli altri che non ci sono più) e Roberto Meglioli (che da Assomusica s'è dimesso e non lesina critiche: all'indirizzo di TicketOne e di chi - artisti e promoter - preme sulle tasche del pubblico con prezzi esorbitanti). Assessori comunali e provinciali, rappresentanti della SIAE e deputati della Repubblica (l'on. Emilia De Biasi del PD, cofirmataria di una proposta di legge sullo spettacolo dal vivo ormai leggendaria e ancora non arrivata a destinazione ), mentre anche il sindaco fiorentino Matteo Renzi fa una breve comparsa per manifestare il suo sostegno alla categoria e ricordare il valore della musica come elemento qualificante sul territorio. Poi si apre un dibattito, spesso vivace e inframezzato da gustosi aneddoti, con tanti protagonisti imbeccati e orchestrati dal giornalista Massimo Cotto: inizia il decano David Zard, che propone l'affiliazione dell'associazione a Confindustria ("I nostri 180 milioni di fatturato sembrano pochi, ma non calcolano l'indotto") e fa notare polemicamente l'assenza dei big legati perlopiù alle multinazionali, Roberto De Luca (Milano Concerti/Live Nation), Ferdinando Salzano (FEP Group, controllato da Warner), D'Alessandro e Galli, peraltro tutti associati. Gli altri - o almeno molti di loro - sono qui: Luciano Casadei (che con Zard battibecca a proposito dei concerti dei Rolling Stones nell'82) e Claudio Trotta (che preferisce parlare del futuro, "la gioia e l'angoscia che sono connaturati a questo mestiere"), Maurizio Salvadori (Trident) e Bruno Sconocchia, Franco Cusolito e l'ottantenne Walter Fioroni, che ricorda i suoi gloriosi trascorsi con Johnny Dorelly, Mia Martini e Renato Zero. Prendono la parola Beppe Carletti dei Nomadi e Vittorio De Scalzi dei New Trolls, ma poi anche Chinaski dei Linea 77 e Ale Bavo degli LNRipley, Pier (Ferrantini) dei Velvet e Dente, Cristina Donà, Roberto Angelini e Daniele Sinigallia: dai Sessanta agli anni Zero del nuovo millennio. Intervengono anche i giornalisti, si parla (punto dolente) della scarsità di spazi live a disposizione dei giovani artisti ma non c'è ombra di polemica. Favorito dall'occasione conviviale, il clima è rilassato: anche perché in Italia la musica dal vivo, lo raccontano anche gli ultimi dati SIAE, gode ancora di buona salute e le risorse, nel circuito live, non si sono ancora prosciugate. Per srotolare sul tappeto i problemi irrisolti e discutere di linee programatiche, per i confronti e gli scontri ci sarà tempo e modo un'altra volta (e a porte chiuse).