Avere in catalogo un best seller da sedici milioni di copie nel mondo ("21" di Adele, fino ad oggi l'album più venduto degli anni Duemila sul mercato britannico) non modifica i programmi della indie inglese che lo ha pubblicato, XL Recordings. "Non abbiamo alcun desiderio di ingrandirci più di tanto", ha dichiarato al sito Billboard.biz il cofondatore e amministratore delegato dell'etichetta Richard Russell. "Funzioniamo bene con lo staff che abbiamo, e funzioniamo altrettanto bene con gli artisti con cui lavoriamo e con gli album che pubblichiamo. Quest'anno ne abbiamo fatti uscire appena sei, e per l'anno prossimo ne abbiamo pianificati più o meno altrettanti". La filosofia e il modus operandi della XL, assicura Russell, resteranno gli stessi: "Come al solito, il concetto è piuttosto semplice ed elementare: si tratta di lavorare con i migliori artisti disponibili e di pubblicare i migliori dischi possibili". Nata nel 1989 durante "i tumultuosi giorni dell'Acid House" (come spiega il suo sito Internet), la XL si specializzò inizialmente nella musica autoprodotta che animava i rave party illegali che avevano luogo nei sobborghi londinesi (oltre a produrre dischi, Russell, allora ancora un teenager, faceva il dj nei club e nelle emittenti pirata della zona). Il primo grande successo internazionale dell'etichetta arrivò nel 1997 con "The fat of the land" dei Prodigy, lanciato da singoli e videoclip controversi come quello realizzato per "Smack my bitch up". Attenta anche a quanto accadeva oltreoceano, la indie di Ladbroke Grove mise successivamente a segno un altro colpo importante aggiudicandosi la licenza di pubblicazione dei dischi dei White Stripes. Oggi, oltre ad Adele, il suo invidiabile roster artistico include Radiohead (e Thom Yorke), Horrors, Vampire Weekend, M.I.A., Friendly Fires e Sigur Ros.