Il comitato intersettoriale, creato con lo scopo di sviluppare e introdurre sul mercato dispositivi tecnologici che garantiscano la protezione della musica digitale, non riesce a trovare un consenso unanime sui sistemi di “watermarking” e di identificazione destinati ad equipaggiare, in funzione anti-copia, i lettori CD e gli MP3 player del futuro. Il ritardo sulla tabella di marcia, che prometteva per il mese di giugno la scelta di un sistema di protezione universalmente condiviso, ha indotto i componenti dell’SDMI (Secure Digital Music Initiative) a far slittare ulteriormente i tempi del programma al mese di settembre. Causa dei ritardi, problemi tecnici legati all’implementazione delle tecnologie e la difficoltà di trovare sistemi di protezione a prova di “scasso” da parte degli hacker informatici. Resta il fatto che l’SDMI sta lavorando alla soluzione del problema della musica “sicura” su Internet ormai da due anni e mezzo, e che a questo punto sembra possibile che i vari componenti dell’organizzazione (quasi 200 aziende operanti nei settori del software informatico, della musica e dell’elettronica di consumo) decidano di proseguire per proprio conto, sviluppando sistemi autonomi e compatibili tra di loro: una prospettiva che, secondo numerosi osservatori, rischia però di ritardare ulteriormente la diffusione delle tecnologie di protezione della musica digitale tra i consumatori.