Rupert Murdoch, magnate di News Corp. che due settimane fa aveva definito Google "amica dei pirati", non è l'unico pubblico accusatore della società di Mountain View. Ad attaccare il gigante dei motori di ricerca, ieri al Midem di Cannes, è stato il manager degli U2 Paul McGuinness, che sempre nel corso della convention francese, quattro anni fa (e in seguito in numerose altre occasioni), aveva già preso di mira gli Internet service provider spronandoli a cambiare atteggiamento sul file sharing illegale e la protezione dei diritti. Intervenendo in un panel dedicato a Internet e copyright, McGuinness ha definito Google un "monopolista" che pensa soltanto a difendere i suoi interessi. "Perché non cerca di risolvere il futuro con un atteggiamento più generoso? In fin dei conti è nel suo interesse che i contenuti continuino a fluire in rete. Ma questo non accadrà più se non verranno pagati". Il manager irlandese ha ribadito di non apprezzare il fatto che la maggior parte della musica, dei film, dei video e dei giochi che transitano sul Web vengano scambiati gratuitamente e senza autorizzazione: "A mio opinione si tratta di una cosa molto, molto sbagliata. E non credo che potremo fare affidamento sui politici, timorosi di diventare impopolari, per realizzare il nostro obiettivo se non ci sarà una precisa volontà - o, come ho detto, più generosità - da parte di un settore tecnologico che nelle ultime settimane ha dimostrato di essere ben capace di perorare la sua causa creando consenso tra il pubblico" (il riferimento è alle proteste online contro i progetti di legge antipirateria americani SOPA e PIPA). "Mai sottostimare la capacità di un monopolio di difendere se stesso". Decisamente più benevolo il giudizio espresso da McGuinness nei confronti di Spotify: "Non è ancora popolare tra gli artisti perché non ne vedono i benefici economici. Ma non c'è motivo perché il suo modello di base non possa essere parte del futuro: è un modello onesto che dovrebbe essere incoraggiato e mi piacerebbe vederlo adottato ovunque. Si tratta in ogni caso più di uno strumento promozionale che di una vera opportunità di business per gli artisti. E io preferisco ancora dare le novità discografiche a un dj di una ottima stazione radiofonica".