In attesa del verdetto parlamentare (atteso entro la prima quindicina di marzo) sul decreto che prevede la liberalizzazione della gestione dei diritti connessi per conto degli artisti, lo scontro resta acceso e sull'iniziativa intrapresa dal governo si susseguono pareri e prese di posizione di tono diametralmente opposto. Facendo seguito al parere negativo espresso dal Nuovo Imaie (anche per mezzo di un'intervista rilasciata a Rockol dal presidente Andrea Miccichè), anche Audiocoop è intervenuta sull'argomento per chiedere uno stop al decreto e un incontro urgente con il Ministro dei Beni Culturali (anche in vista di una migliore redistribuzione dei proventi a favore di "circa 15mila giovani protagonisti della musica italiana"). L'attuazione del decreto di liberalizzazione, secondo Audiocoop, "rischierebbe in poco tempo di determinare la scomparsa dei piccoli produttori e degli artisti indipendenti ed emergenti che oggi, grazie al sistema Siae, Nuovo Imaie e Scf, riescono, pur se con difficoltà e distorsioni che vanno assolutamente corrrette (....) a riscuotere una parte dei compensi prodotti come autori, editori, produttori, artisti, interpreti ed esecutori". Secondo il presidente Giordano Sangiorgi, "in un mercato liberalizzato (...) le agenzie di raccolta si occuperebbero solo dei protagonisti capaci di fare grandi numeri abbandonando completamente la raccolta delle migliaia di piccoli e piccolissimi protagonisti della scena artistica nazionale, vero pilastro del futuro della musica del nostro paese"; il vice presidente Luca Fornari aggiunge che il provvedimento di liberalizzazione "metterà in forse i diritti degli artisti, provocando la frammentazione del loro sistema di rappresentanza causando, di conseguenza, una minore tutela della categoria nel suo complesso, a tutto vantaggio di chi deve acquisire e pagare i diritti connessi". Con il passaggio a un sistema fondato sulla molteplicità di collecting, sostiene Fornari, si rischierebbe di vedere dispersi "un buon 40-50 %" dei circa 30 milioni di euro raccolti ogni anno, "oltre 12-15 milioni di euro che gli utilizzatori saranno ben felici di risparmiare, approfittando delle incertezze aperte dal nuovo decreto". Sul fronte opposto si schiera Gianluigi Chiodaroli, presidente di quella Itsright che dalla trasformazione in legge del decreto ricaverebbe il sigillo definitivo alla legittimità di operare in concorrenza al nuovo Imaie. "Basta ripercorrere la triste vicenda passata del Vecchio Imaie per capire che il monopolio contiene sempre in sé il germe dell'inefficienza", osserva Chiodaroli in un comunicato diramato in questi giorni in risposta alle dichiarazioni di Miccichè. "Non è vero che nei Paesi europei il modello imposto per la gestione dei diritti connessi è quello dell'ente unico", aggiunge ricordando i casi dell'Italia (dove esistono quattro associazioni dei discografici), della Francia (dove sussiste il pluralismo anche tra organizzazioni che tutelano gli artisti) e di altri Paesi europei (dove esiste una separazione tra organizzazioni che tutelano gli artisti del settore audio e del settore video). "Abbiamo mille banche, mille compagnie di assicurazioni, mille società di servizio in ogni settore; perché dovremmo subire in questo ambito un 'servizio unico e imposto'?", si chiede il presidente Itsright contestando il monopolio di fatto finora sussistente nel settore. "Il rischio - paventato da Nuovo Imaie - di una corsa al ribasso dei ricavi e delle tariffe fa confusione sul punto centrale su cui avviene la vera concorrenza tra le diverse organizzazioni di raccolta, che avviene infatti sul ribasso dei costi provvigionali, non sulle tariffe: ciascun soggetto collettivo è, all'opposto, naturalmente incentivato a massimizzare i ricavi (nell'interesse dei propri artisti"). "Con il decreto legge nr 1/2012", conclude Chiodaroli, "il Governo non toglie nulla a nessuno e rimuove soltanto un iniquo privilegio, offrendo una grande opportunità di crescita e sviluppo anche sotto il profilo della creazione di nuovi posti di lavoro".