Se fosse stato disponibile su Spotify, il best seller "21" di Adele avrebbe potuto vendere anche più di quanto abbia fatto. Lo sostiene il responsabile contenuti della piattaforma di streaming, Ken Parks, in un'intervista rilasciata al magazine Fast Company: "Non ci sono dati a supportare l'affermazione secondo cui l'applicazione di una finestra temporale alla disponibilità del disco su Spotify abbia prodotto un aumento delle vendite", sostiene il dirigente della società svedese. "La cosa strana", aggiunge, "è che la window non è stata applicata all'intero disco dal momento che Spotify dispone di 'Rolling in the deep', il singolo di maggior successo dell'album". Anche i Coldplay, come noto, hanno atteso parecchio tempo prima di decidersi a rendere disponibile "Mylo xyloto" sulla piattaforma di streaming, e Parks è critico anche nei loro confronti: "Per me è una cattiva idea. E dal punto di vista dell'utente si tratta di una decisione ben poco amichevole: impedire l'accesso ai propri dischi a gente che paga 120 sterline, euro o dollari all'anno mi sembra sbalorditivo. E' piuttosto antipatico punire i propri fan e clienti più fedeli. Pensiamo che si tratti di un approccio completamente sbagliato". La colpa, sostiene Parks, è degli artisti e dei loro manager, e non delle case discografiche: "La decisione di adottare finestre di vendita non viene da loro, che hanno tutto l'interesse a massimizzare il ritorno economico dell'investimento su ogni disco che pubblicano".