Spotify ha lanciato una nuova funzionalità progettata per diffondere la propria capacità di streaming musicale su siti terzi, battezzandola 'Play Button'. Si tratta di un widget contenente un player musicale, nel quale il player è a sua volta collegato alla desktop app di Spotify (in altri termini, perchè il player funzioni, è necessario avere precedentemente installato l'applicazione). La piattaforma svedese ha predisposto per bloggers e editori (nei paesi nei quali già opera) un modulo di registrazione, completando il quale anche con la url della desktop app viene loro restituito un codice dedicato che poi consente di incollare il player sulle proprie pagine e sulla propria piattaforma e di inserire di brani in streaming selezionati dal catalogo licenziato da Spotify. La strategia del music provider richiama simultaneamente sia Facebook che YouTube. Nel primo caso perchè, come usa per il social network, il player musicale non è un pezzo di tecnologia a sè stante ma 'pretende' l'installazione dell'applicazione, in modo che il software proprietario si diffonda presso un numero sempre più elevato di utenti e, continuando a girare, generi non solo fedeltà all'utilizzo ma costituisca una piattaforma costante di offerte e di opzioni. Nel secondo perchè imita la pratica di semina di link sulle pagine di terze parti, differenziandosi però per l'obiettivo principale: se YouTube con l'embedding persegue l'incremento della raccolta pubblicitaria (via Google) con la formula in 'revenue sharing' per i partners, Spotify cerca invece di trasformare gli utenti episodici in clienti fissi della sua formula premium (abbonamento a 10$ al mese).