Il 2011 è stato indiscutibilmente l'anno di Adele: e così, grazie soprattutto alla performance della cantante londinese (il cui best seller "21" è stato pubblicato, salvo che in Nord America, Messico e Giappone, dalla indie inglese XL Recordings, ), le etichette indipendenti hanno accresciuto la loro quota di mercato di due punti percentuali tanto da aggiudicarsi, nel mondo, oltre un quarto delle vendite totali (più precisamente il 25,2 per cento). Le stime elaborate dalla testata specializzata Music & Copyright pongono lo schieramento virtuale delle indies al secondo posto per market share mondiale dietro il leader Universal Music, in calo dal 28,7 al 27,9 per cento. Mentre anche Sony Music ed EMI hanno visto ridursi la loro quota di mercato (dal 23 al 21,9 per cento la prima; dal 20,2 al 19,9 per cento la seconda), solo Warner Music registra un lieve incremento, salendo dal 14,9 al 15,1 per cento. L'avanzata degli indipendenti investe anche il mercato delle edizioni musicali (cioè gli incassi derivanti dallo sfruttamento economico delle opere musicali non solo attraverso i dischi ma anche grazie a pubbliche esecuzioni, sincronizzazioni pubblicitarie o cinematografiche, vendita di spartiti ecc.): in questo ambito la quota indie (la più elevata in assoluto) è salita dal 31,4 al 32,6 per cento, mentre Universal Music Publishing scende dal 22,6 al 22,2 per cento, EMI Music Publishing dal 19,7 al 19,3 per cento e Sony/ATV dal 12,5 all'11,7 per cento; Warner Chappell, infine, cresce dal 13,9 al 14,1 per cento.