Uno statunitense su 1.146 vive (più o meno agiatamente) facendo della scrittura o esecuzione di musica la sua professione principale. Lo rivelano le statistiche diffuse dal Dipartimento del Lavoro Usa (e riprese dal sito Digital Music News), secondo cui nel 2010 i cittadini statunitensi che lavoravano nel campo musicale (inteso in senso stretto, esclusi cioè l'industria di settore e l'indotto) risultavano essere 269.400, in rapporto a una popolazione totale che ammontava a 308.745.538 individui. Scomponendo il numero globale, si scopre che di quei 269.400 professionisti del settore 176.200 lavorano come "musicisti e cantanti" e 93.500 come "direttori musicali e compositori"; la paga media è di 22,39 dollari all'ora per la prima categoria e di 22,10 dollari per la seconda. A dispetto della crisi del settore, il numero di occupati risulta essere cresciuto rispetto al 2000, sia pure con picchi e flessioni a seconda degli anni. E il Dipartimento del Lavoro predice che entro il 2020 aumenterà ancora, di circa il 10 per cento. L'industria musicale statunitense, come noto, è la più ricca e potente del mondo. Nel corso del 2011 il mercato discografico Usa, grazie soprattutto all'espansione dei consumi digitali e all'exploit di "21" di Adele, ha registrato un lieve incremento in termini di album venduti, cresciuti dell'1,4 per cento a quota 330,6 milioni di pezzi.