Niklas Zennstrom come Shawn Fanning: il trentacinquenne svedese ideatore di FastTrack (il già popolarissimo software per il “file sharing” che consente lo scambio on-line non solo di brani musicali ma anche di interi film di prima visione) è il nuovo incubo dell’industria dell’entertainment americana (che infatti lo ha prontamente trascinato in tribunale con l’accusa di violare i copyright industriali su suoni e immagini). <br> Zennstrom si difende replicando che FastTrack non è un clone di Napster e che il programma ha avuto origine in àmbito perfettamente legale, essendo stato concepito come uno strumento per aiutare le aziende a comunicare e scambiare velocemente file di grosse dimensioni con dipendenti e clienti sparsi per il mondo. <br> Ma se anche queste fossero le intenzioni, la realtà è che oggi il software è utilizzato da tre soli “clienti”, i servizi “peer to peer” Grokster, MusicCity Networks e KaZaA (di proprietà dello stesso Zennstrom), che lo utilizzano per lo scambio gratuito e non autorizzato in rete di file audio e video, raggiungendo una base di utenti che è già stata calcolata in 45 milioni di persone e sviluppando un traffico che, secondo i dati diffusi dall’agenzia specializzata Webnoize , ha toccato nel solo mese di ottobre quasi due miliardi di file scambiati in rete. <br> Contro i tre servizi è pendente una causa per violazione dei copyright promossa dalle associazioni di categoria delle case discografiche e dei produttori cinematografici, RIAA e MPAA (vedi news): come Fanning ha fatto prima di lui, ora anche Zennstrom porge l’altra guancia, sottolineando che i suoi tentativi di ottenere regolari licenze per il repertorio scambiato dai suoi utenti non sono state prese in considerazione dalle major discografiche. “Vogliamo essere in grado di fornire il nostro servizio in modo che i detentori dei diritti vengano ricompensati”, ha dichiarato l’ideatore di FastTrack all’agenzia stampa Reuters. Ma, a sentire i portavoce dell’organizzazione dei discografici, gli spazi per una trattativa sono pressoché inesistenti: “Gli abbiamo incontrati”, replica il vicepresidente della RIAA per gli affari legali, Matt Oppenheim; “sono perfettamente coscienti del precetto che impone di non violare i copyright, ma continuano a trasgredirlo”. Un incontro tra le parti organizzato a Los Angeles pochi giorni dopo l’avvio della causa in tribunale si è interrotto bruscamente dopo che la RIAA aveva richiesto di chiudere immediatamente il servizio non autorizzato. I tentativi di Zennstrom di legittimare FastTrack non sono tuttavia conclusi:la piccola impresa, che egli conduce da un minuscolo ufficio di Amsterdam con il partner venticinquenne Janus Friis e un pugno di collaboratori, sarebbe già finita nelle mire di società di venture capital, di aziende tecnologiche e di imprese del mondo dei media, desiderose di mettere le mani su una fetta del nuovo Napster.