Il "traffico" e gli introiti pubblicitari di Vevo farebbero gola tanto a Google che a Facebook: tanto che, secondo il New York Post, sia Larry Page che Mark Zuckerberg, in competizione per strappare alla piattaforma di video musicali un accordo relativo alla raccolta e alla spartizione della pubblicità, starebbero considerando la possibilità di investire nella società. Le fonti del quotidiano newyorkese sostengono che il motore di ricerca e il social network abbiano già intavolato trattative riguardanti la possibile acquisizione di una frazione del capitale azionario: opzione che tuttavia comporterebbe la cessione di una parte delle quote da parte di qualcuno degli attuali azionisti, Universal Music (detentrice del 51 per cento), Sony Music (29 per cento) e Abu Dhabi Media Company (il restante 20 per cento). "Un investitore esterno", scrive il Post, "potrebbe contribuire a finanziare l'espansione di Vevo su molteplici piattaforme così come l'acquisizione di diritti musicali al di fuori della sua terra di origine" (gli Stati Uniti). La valutazione attuale della società oscilla intorno al miliardo di dollari, a fronte di ricavi di 150 milioni di dollari all'anno; i 48 milioni di utenti unici registrati nel mese di aprile (dati ComScore) pongono Vevo al terzo posto (dietro a Google e Yahoo!, e davanti a Facebook) tra le destinazioni online più visitate. Oltre a essere diffusi attraverso il suo sito Internet e le applicazioni "mobile", i contenuti della piattaforma - videoclip ufficiali, concerti e altri programmi originali creati dalle case discografiche - vengono distribuiti attraverso partner come MTV.com e YouTube: quest'ultima, controllata da Google, ha con Vevo un accordo in scadenza a fine anno che le garantirebbe all'incirca un terzo dei suoi introiti pubblicitari; un eventuale rinnovo avverrebbe sulla base di una percentuale inferiore. Oltre alla opzione di ingresso di nuovi investitori, i proprietari di Vevo, fiancheggiati dalla banca d'affari Allen & Co, starebbero esplorando altre possibilità, tra cui una vendita tout court o l'ingresso in Borsa (improbabile, in questo momento, anche in considerazione del fiasco di Facebook).