Il nuovo amministratore delegato della major britannica, Alain Levy (vedi news), non ritiene conveniente abbandonare il settore della distribuzione discografica, come inizialmente paventato dai vertici dell'azienda. “La mia preoccupazione – ha dichiarato Levy al settimanale britannico fono – è che mettendo in comune i servizi di distribuzione con una terza società potremmo conseguire un risparmio ma anche incorrere in problemi enormi per quanto riguarda la raccolta e il flusso di informazioni rilevanti per il nostro business”. <br> Inizialmente, il management della EMI aveva calcolato di poter risparmiare fino a 30 milioni di sterline (oltre 90 miliardi di lire) rinunciando alle strutture di distribuzione e agli impianti di produzione di supporti musicali che gestisce direttamente sui mercati internazionali. Il presidente del gruppo, Eric Nicoli, ha confermato che trattative sono comunque in corso per la cessione delle fabbriche di produzione CD (una delle quali ha sede in Italia, a Caronno Pertusella, in provincia di Varese), mentre Levy ha confermato l'intenzione di mantenere separate EMI e Virgin come marchi autonomi, con l'intenzione però di migliorarne l'efficienza di gestione attraverso la messa in comune di servizi generali e funzioni di “back office”.