Incassata una sentenza favorevole nella causa promossa dalla major Capitol/EMI (che metteva in discussione la legittimità del suo operato e ne richiedeva la chiusura d'urgenza con un decreto ingiuntivo), il sito di riciclaggio di file musicali "usati" ReDigi lancia un "Artist Syndication Program" finalizzato probabilmente a mettersi al riparo da ulteriori accuse di comportamento illegali: il servizio intende dare agli artisti la possibilità di partecipare alla spartizione degli utili generati dalla compravendita di musica scambiata sotto forma di Mp3 o altri supporti digitali. Una volta che la sua richiesta (gratuita) di iscrizione al programma viene approvata dai gestori della piattaforma, ciascun gruppo o solista si assicura il diritto di incassare il 20 per cento del prezzo di vendita del brano di cui è interprete. "Per la prima volta nella storia", sostiene la società in un comunicato, "un artista può trarre profitto dalla rivendita della sua musica nel mercato secondario". "Gli artisti sono sempre stati una nostra grande priorità", aggiunge il fondatore di ReDigi John Ossenmacher. "Nel momento in cui il digitale ha cominciato a erodere le vendite degli album e le band hanno cominciato a incassare solo una frazione di quanto guadagnavano in precedenza - per non parlare dello streaming, che ha ulteriormente amplificato il problema - sapevamo di avere l'opportunità di fare qualcosa di importante per invertire questa tendenza". Sempre che, ovviamente, le compravendite promosse dal sito raggiungano una massa critica sufficiente, e che gli artisti decidano di aderire al programma. Contemporaneamente, ReDigi ha annunciato una partnership con iTunes, cui i suoi utenti potranno rivolgersi per acquistare brani non disponibili come usati utilizzando i crediti maturati grazie alle loro vendite. Nel corso dell'estate, inoltre, la società lancerà un altro servizio, Artist Direct, rivolto agli artisti privi di contratto discografico che desiderino utilizzare ReDigi per vendere la loro musica direttamente al pubblico.