Una ampia ricerca elaborata da EMI Music sulla base di 850 mila interviste effettuate in 25 Paesi sembra dimostrare che lo streaming si sta radicando nelle abitudini di ascolto degli appassionati di musica: quasi un terzo dei consumatori sondati dallo studio - più precisamente il 32 per cento - ricorre a questa modalità di fruizione della musica digitale basata sull'accesso, anche se la situazione risulta essere estremamente differenziata da regione a regione. Lo studio conferma i Paesi scandinavi, i più "educati" e sofisticati sul fronte dei consumi digitali, come i più attivi sul fronte dello streaming musicale, con la Norvegia al primo posto (48 per cento degli utenti Internet) e la Svezia, patria di Spotify, al terzo (43 per cento). Al secondo posto, ma con motivazioni diverse, si piazza la Spagna (penetrazione del 44 per cento): nel Paese iberico i modelli di accesso gratuito si sono trovati la strada spianata dall'ampia abitudine del pubblico a procurarsi gratuitamente musica da siti pirata. Considerazioni analoghe valgono per la Francia, dove ha sede un'altra piattaforma di successo come Deezer, ma in cui il tasso di conversione dello streaming in acquisti di prodotti musicali è soltanto del 13 per cento: meno, cioè, di quanto rilevato in Paesi come Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Germania e Danimarca, che pure registrando percentuali di penetrazione più ridotte per i modelli di streaming vantano mediamente un tasso di conversione in acquisti del 23 per cento. La ricerca EMI conclude che è troppo presto per trarre conclusioni definitive circa l'impatto che lo streaming produce su vendite e pirateria: il 55 per cento degli utenti intervistati conferma tuttavia di utilizzare lo streaming per scoprire nuovi artisti e nuova musica, mentre il 19 per cento spiega di ricorrervi più oggi di dodici mesi fa.