Può sembrare paradossale, ma i grandi magnati del mondo dell’intrattenimento e della comunicazione hanno nostalgia di Napster. Riuniti in questi giorni a Scottsdale, Arizona, per discutere del futuro (incerto) delle comunicazioni “broadband” e della convergenza tra media digitali, i vertici delle maggiori realtà industriali del settore sembrano concordare su un punto: ci vuole una nuova business idea fresca, vincente e geniale come quella di Shawn Fanning (il giovanissimo studente-programmatore che ha creato il software di Napster) per rilanciare un comparto, quello dei media elettronici e dell’intrattenimento multimediale, le cui promesse si sono sgonfiate in pochi mesi di fronte allo spettro della recessione, del terrorismo e della crisi del mercato pubblicitario. “Quando Napster ha chiuso, è finita anche la domanda per la banda larga”, ha commentato laconicamente il boss di News Corp., Rupert Murdoch, intervenendo alla conferenza. Il parere dell’imprenditore australiano, raccolto dalla Reuters, è condiviso da molti altri operatori tra cui Josef Straus, numero uno di JDS Uniphase, azienda del settore delle comunicazioni ottiche vittima ultimamente di un drammatico tracollo in Borsa. “Quel che ci vuole (per rilanciare il mercato del broadband, già in stallo a dispetto delle promesse sfavillanti e delle proiezioni entusiaste degli anni scorsi) è semplicemente un altro Napster”, ha riconosciuto Straus: l’impertinente “fuorilegge” Fanning, inaspettatamente, è diventato un eroe e un simbolo per l’establishment dell’industria multinazionale.