Google e la pirateria musicale: di uno dei temi più dibattuti del momento si è occupata ieri sera anche la BBC, con una puntata del programma Newsnight incentrata su un'inchiesta realizzata dal giornalista Rory Cellan-Jones. L'imputato, il colosso dei motori di ricerca, ha affidato la sua difesa d'ufficio al policy manager della filiale UK Theo Bertram, che davanti alle telecamere della emittente pubblica britannica ha sostenuto che "si può essere contemporaneamente a favore della libertà di espressione e contro la pirateria. E questo vale per Google come per l'industria tecnologica nel suo complesso e per quella musicale". "Non è compito di Google perlustrare il Web giudicando cos'è legale e cosa non lo è, e non credo che la gente vorrebbe che lo facessimo", ha continuato Bertram. "Quando qualcuno ci comunica che i contenuti pubblicati su una pagina sono suoi noi quella pagina la rimuoviamo velocemente. Lo facciamo quasi due milioni di volte al mese. Ma le nostre ricerche dimostrano che per quanti sforzi si facciano nel filtrare o bloccare i siti, la cosa più efficace è andare all'inseguimento dei soldi: togliere i puntelli finanziari, la pubblicità, i processi di pagamento". Bertram respinge dunque la tesi di chi, come le case discografiche, accusa la società di Mountain View di lucrare sulle inserzioni pubblicitarie che appaiono sui siti pirata attraverso lo strumento Google Ads. Ma Geoff Taylor, presidente dell'associazione dell'industria discografica inglese BPI, non sembra convinto di avere trovato in Google un alleato leale: "Google", ha ribadito davanti ai microfoni della BBC, "ha il pieno controllo del suo algoritmo" (la formula che determina la graduatoria dei siti e dei link che si materializzano quando si effettua una ricerca). "E dopo che gli abbiamo detto centomila volte che un certo sito è illegale, ci aspetteremmo che non finisse nelle liste dei risultati di ricerca prima di iTunes o Spotify". A corroborare questa tesi ha contribuito Alastair Nicholson, fondatore dell'etichetta hip-hop Son Records, che ha raccontato come, in occasione dell'uscita di un suo nuovo album, "Genghis" di Cappo e Stylee C., i risultati di ricerca mostrassero cinque pagine fitte di link a siti pirata. Contro Google si è espresso anche il batterista dei Charlatans Jon Brookes, secondo cui la società americana "cerca di approfittarne, e non mostra alcun rispetto. Penso sia sbagliato, e che si debba fare qualcosa. Il suo comportamento non è moralmente corretto".