Si assottiglia, stando alle voci che circolano negli ambienti musicali americani, il numero dei pretendenti interessati ad ingaggiare la diva americana appena “liquidata” dalla EMI/Virgin di Alain Levy (vedi news). Così come la Sony (la casa discografica con cui la Carey ha iniziato la carriera, divorziandone dopo la separazione sentimentale dal presidente Tommy Mottola), anche le etichette della BMG, Arista e RCA, nonché la collegata J Records di Clive Davis avrebbero scartato la possibilità di assicurarsi i - costosissimi - servigi dell’interprete americana (nel caso della Arista, in seguito ad un aut aut avanzato dalla rivale Whitney Houston, vedi news). <br> Resterebbero di conseguenza in lizza solo Universal e Warner Music, con le rispettive etichette Island Def Jam (vedi news) ed Elektra nel ruolo di possibili candidate ad un accordo. Ma i soliti bene informati aggiungono che il nuovo, eventuale datore di lavoro si premurerà in modo da non incorrere nei problemi sperimentati dalla Virgin, proponendo alla cantante un contratto incentrato più sulle royalty legate alle vendite che sulla concessione di anticipi principeschi e che garantisca alla casa discografica voce in capitolo sulle scelte artistiche della cantante.