Piero La Falce, presidente e amministratore delegato di Universal Music, non ha dubbi: solo un intervento delle istituzioni e un'azione concertata tra tutti gli operatori del settore può salvare la discografia dalla crisi più grave della sua storia e dagli attacchi dei suoi nemici più implacabili, la copia privata e la pirateria. <br> “La gravità della situazione è tale da richiedere una dichiarazione urgente dello stato di crisi. Non penso affatto a forme di assistenza o a interventi di sostegno pubblico”, si affetta a precisare al telefono con Rockol il “boss” dell'azienda leader di mercato. “Abbiamo una legge che reprime la duplicazione e il commercio di supporti illeciti: si tratta semplicemente di farla rispettare con rigore e continuità, cosa che purtroppo oggi non avviene. Tutti i giorni arrivano sui nostri tavoli notizie di sequestri di CD e di sigilli posti agli impianti di masterizzazione: ma in assenza di interventi coordinati e sistematici, è come cercare di prosciugare il mare”. <br> “Parlo a titolo personale e in rappresentanza esclusiva della mia azienda – sottolinea La Falce – ma conto quanto prima di portare una proposta concreta all'attenzione dell'associazione di categoria e dei miei colleghi: noi tutti, case discografiche, artisti, negozianti e media, dobbiamo fare fronte comune. Sono pronto a spendere tempo ed energie personali su questo problema e mi sto adoperando per convincere gli artisti della mia casa discografica a farsene portavoce utilizzando tutte le casse di risonanza possibili, sui giornali e in televisione, da Pippo Baudo e da Maurizio Costanzo. Dobbiamo arrivare alle orecchie delle più alte cariche dello stato, perché la crisi della musica è un problema grave che investe l'intera economia nazionale”. <br> “La Universal – aggiunge La Falce – ha oggi una market share che si aggira intorno al 30-31 %, proprio oggi (lunedì 11 febbraio) abbiamo tre album tra i primi quattro in classifica, eppure soffriamo quanto gli altri: abbiamo mantenuto la nostra fetta della torta, ma è la torta stessa che si assottiglia ogni giorno di più. Dobbiamo fare qualcosa, è inconcepibile che da Roma in giù il mercato sia in mano ai pirati: nella capitale i CD falsi si trovano esposti in bella mostra, a 5 mila lire l'uno, in tutte le vie e le piazze principali della città. Sulla copia privata, invece, la questione è più delicata e le soluzioni che finora abbiamo prospettato – tassa sui supporti vergini, sistemi anti-copia sui CD – sono armi a doppio taglio: la prima rischia di diventare una forma di legittimazione della duplicazione privata, con i secondi c'è il pericolo di inimicarsi una fetta dei consumatori e di mettere in commercio prodotti che a volte, lo si è visto, non funzionano neppure sui lettori tradizionali”. <br> Ma la discografia, chiediamo a La Falce, non ha nulla di cui rimproverarsi, se le vendite di dischi calano inesorabilmente? E le ristrutturazioni e le riduzioni degli organici sono le uniche risposte possibili? “Tutti parlano del caro-CD dimenticandosi che oggi il mercato offre prezzi estremamente variabili e che tutte le case mettono in commercio titoli a prezzi convenienti con le loro operazioni di promozione sui cataloghi. Altri mettono sotto accusa la qualità, ma io credo che non sia questo il problema: anche se è vero che non tutte le ciambelle riescono col buco e che dovremo affinare gli strumenti che impieghiamo nella ricerca e nello sviluppo dei nuovi talenti. Le ristrutturazioni? Credo che siano legate a fattori di efficienza e di riorganizzazione aziendale, e non una diretta conseguenza della flessione delle vendite. Almeno me lo auguro: se si pensasse di rispondere alla crisi riducendo i posti di lavoro si entrerebbe in una spirale senza fine”. <br> La creazione di opportunità promozionali per i nuovi talenti resta, secondo La Falce, un altro punto chiave nell'agenda anti-crisi della discografia italiana. “Prendiamo il festival di Sanremo alle porte: personalmente, non ho nulla da obiettare contro l'Accademia della Canzone, ma oggi lo spazio che occupa è ingiustificato di fronte a una discografia che sui giovani da lanciare lavora e investe per un anno intero”. <br> Ciò detto, La Falce professa comunque ottimismo per il futuro: “Con tutti i suoi aspetti drammatici e negativi la crisi ci sta per lo meno obbligando a riflettere sui nostri comportamenti. La risposta, ripeto, sta nella qualità: non solo degli artisti ma anche dei manager che stiamo facendo crescere nelle nostre aziende e che dovremo coinvolgere sempre di più nei processi decisionali”. Che il presidente Universal stia già lavorando alla sua successione? “So che circola questa voce, e ci tengo a smentirla: per altri cinque anni almeno, non ho intenzione di farmi da parte”.