Sempre più spesso, per scelta o per necessità, gli artisti di lungo corso tendono a diventare discograficamente indipendenti. Nel caso delle edizioni musicali - il business che consiste nel tutelare e far fruttare i diritti delle canzoni, gestendone ad esempio l'utilizzo in film, programmi tv e pubblicità, o promuovendone l'interpretazione da parte di altri artisti - può accadere il contrario: lo dimostra, in questi giorni, la scelta di Billy Joel, che dopo decenni di indipendenza sul mercato Usa (aveva ripreso possesso dei suoi diritti negli anni Ottanta, associandosi per il mercato internazionale a EMI Music Publishing) ha deciso di affidare l'amministrazione del suo catalogo a Rondor Music International e a Universal Music Publishing in tutto il mondo. "Il publishing è un cardine del music business, una delle ragioni per cui le canzoni vivono e prosperano in tutto il mondo anni dopo essere state scritte e registrate", ha spiegato il cantautore di Long Island a proposito della sua decisione. "Rondor e Universal Music Publishing Group", ha aggiunto, "comprendono le complessità delle edizioni musicali in generale e le sfumature del mio catalogo in particolare". "Quello di Billy è uno dei cataloghi più importanti della musica contemporanea", gli ha risposto il presidente di Rondor Lance Freed. "Le sue canzoni sono melodiche e memorabili, (Joel) scrive in uno stile colloquiale su temi universali, senza tempo e senza confini. La musica di Billy è importante per la sua epoca come lo furono per la loro quelle di George Gerswhin e di Irving Berlin. E' davvero un grandissimo privilegio accoglierlo alla Rondor".