Nato sulle fondamenta dell’omonima etichetta discografica lanciata negli anni ’60 (e oggi di proprietà della EMI), il gruppo britannico – una vera e propria holding indipendente dell’intrattenimento – ha rimesso in sesto i suoi conti dopo un anno di deficit costante contando sulla ripresa del mercato in settori come le edizioni musicali, l’editoria libraria e le produzioni televisive. <br> I profitti al lordo delle tasse, nel semestre settembre 2001/ febbraio 2002, sono cresciuti a 693 mila sterline (1,114 milioni di €) mentre continua a vacillare, per effetto della flessione generalizzata nella raccolta pubblicitaria, il “core business” del gruppo rappresentato dalla radiofonia (che copre quasi la metà del giro d’affari del gruppo). In questo settore gli introiti sono calati del 3 %, meno peggio comunque di quanto accaduto a livello di settore (- 12 %): e il chief executive della Chrysalis, Richard Huntingford, è ancora convinto di poter ribaltare la situazione nel corso dell’anno, formulando una proiezione di crescita del 5 % basata sui risultati conseguiti nei mesi di marzo ed aprile. <br> Gli analisti considerano interessanti i risultati conseguiti dal gruppo in settori come il publishing musicale e l’editoria, ma ritengono che l’interesse di investitori e potenziali acquirenti continuerà a concentrarsi soprattutto sugli “asset” nell’ambito radiofonico, dove Chrysalis possiede emittenti come Heart e Galaxy e continua a sottrarre ascoltatori alla concorrenza. <br> Sul fronte delle edizioni musicali, la società inglese ha da poco chiuso i rapporti con la EMI Music Publishing costituendo una filiale italiana, Chrysalis Music Italy, la cui gestione ed amministrazione sono state affidate alla Cafè Concerto di Federico Monti Arduini (vedi news).