Era nell'aria da tempo, tra gli addetti ai lavori, la notizia di un imminente passaggio di consegne per i megastores italiani della Virgin: la suffragavano fonti autorevoli che davano ormai per certa la conclusione di una trattativa di compravendita con Laura Alessi, l'energica imprenditrice sanmarinese che dai paradisi fiscali della minuscola repubblica ha spiccato il volo per costruirsi via via un piccolo impero commerciale sotto l'insegna Titansound (tre grossi empori per la vendita di video, dischi e giochi ubicati a San Marino, a Rimini e a Genova, più uno di prossima apertura presso il Warner Village di Roma). <br> Ma poi, si è venuto a sapere nelle ultime ore, le negoziazioni avevano preso però una piega inattesa, che sembra dar ragione a chi riteneva troppo rischioso, forse anche avventato, il passo deciso dalla Alessi (la catena Virgin Retail Italia, quattro punti vendita dislocati a Milano, Bergamo, Padova e Bologna, da tempo è dipinta come una società in affanno, carente di risorse e di direttive strategiche dall'estero, oltre che turbata da perenni grattacapi logistici): e infatti l'imprenditrice italiana sembra aver deciso in qualche modo di cautelarsi, accettando l'incarico di amministratore delegato dei negozi Virgin prima di decidere, nei prossimi sei mesi, se sia il caso di procedere eventualmente all'acquisto o ad altre forme di compartecipazione tra i due gruppi. <br> Il primo Virgin Megastore italiano venne inaugurato a Milano nel 1991 con una sfarzosa cerimonia a cui prese parte il proprietario Richard Branson: ma quelli erano altri tempi. Da allora il magnate britannico ha spostato le sue attenzioni su altri business più lucrativi, smantellando la celebre insegna in Germania come in Portogallo e vendendo i suoi prestigiosi (ma spesso poco redditizi) punti vendita ad operatori locali come Lagardere in Francia e FRS in Olanda (che li ha comprati per chiuderli subito dopo). In Italia, almeno per ora, il celebre marchio ha trovato la scappatoia per salvarsi.