Prima invitano Richard Branson, Alan McGee, Martin Mills e altri luminari del music business nazionale a far parte di una task force governativa. Poi si prodigano per far includere il diritto d'autore nelle materie di insegnamento scolastico obbligatorio. E ora, per la prima volta nella storia, affrontano un dibattito a tutto campo sull'industria musicale nelle austere aule della House of Commons a Westminster, sede del Parlamento britannico. Magari – come qualche discografico in passato non ha mancato di sottolineare – c'è più propaganda che sostanza, in questo interesse che i politici inglesi dimostrano a più riprese nei confronti della musica pop nazionale. Ma intanto l'establishment istituzionale continua a trasmettere segnali di disponibilità e di “presenza” in un momento in cui Oltremanica il potere politico continua a latitare pericolosamente. Ad innescare il confronto e la discussione approfondita sui problemi dell'industria locale – che, con un mercato in crescita e in controtendenza, sono comunque meno drammatici di quelli vissuti da altri paesi come la Germania e la stessa Italia – è stato il deputato Pete Wishart, un ex musicista che figura tra i promotori della lobby trasversale All-Party Music Group, un gruppo di pressione il cui obiettivo è proprio quello di sostenere con iniziative legislative e provvedimenti di governo adeguati il music business. “Questo è il primo dibattito parlamentare dedicato esclusivamente al settore musicale” ha confermato Wishart, manifestando la volontà di “sottolineare i successi di quest'industria, che oggi vale più di 4 miliardi di sterline all'anno e che impiega circa 122 mila persone a tempo pieno nel nostro paese”. “Il governo deve fare di più per proteggere gli interessi dei musicisti, degli artisti e dei creatori d'opera”, ha aggiunto Wishart. “E lo può fare sviluppando un ambiente digitale più sicuro e incrementando le scelte a disposizione dei consumatori, soprattutto nella musica dal vivo”. <br> Entusiasti, naturalmente, anche i commenti dei discografici locali: “Questo dibattito non avrebbe potuto arrivare in un momento migliore, oggi che i livelli di pirateria sono in crescita in Inghilterra come nel resto del mondo, e mentre la nostra industria esprime il desiderio di rafforzare la sua posizione in mercati chiave come quello statunitense” ha commentato il direttore generale della British Phonographic Industry Andrew Yeates. Come dire che neanche i produttori di musica più in salute del mondo, oggi, ce la possono fare contando solo sulle loro forze.