La trasposizione su web della radio FM è stata da tempo surclassata, almeno nelle intenzioni dell'industria e nell'interesse dei media, da un modello di 'online radio' improntato a ciò che la radio terrestre non può offrire: la personalizzazione. Ma oggi, a circa tre anni dal suo lancio e dopo che molti webcaster hanno dovuto chiudere i battenti per mancanza di risorse, quel modello denuncia tutte le sue carenze e difficoltà.<br> Nella tavola rotonda che al Plug In ha visto coinvolti, tra gli altri, esponenti di Live 365 e di Virgin Free Radio, è emerso un contrasto che l'intero settore internet ha imparato a conoscere: quello tra il successo di pubblico e la crisi del mercato. La 'online radio' stenta a generare ricavi dalla raccolta pubblicitaria (che, nel mondo della radio tradizionale, è imputabile per circa il 60% agli inserzionisti locali) per assenza di massa critica: l'audience in costante aumento è sì quantitativamente significativa a livello complessivo, ma non è tracciabile per regioni e ciò impedisce ai webcaster di offrire formati, idee e ritorni alle aziende sul territorio, oltre a soffrire per la mancanza di un'organizzazione preposta a vendere a livello locale anziché nazionale. La online radio, secondo i protagonisti del business che sono comunque occupati a dirimere (anche in questo caso.) le controversie legali intorno alla gestione dei diritti, si avvierà a diventare un fiera concorrente della radio terrestre nel momento in cui potrà contare sulla mobilità, grazie alla declinazione del servizio dal solo PC a una serie di strumenti portatili di nuova generazione. Quanto al presente, gli specialisti di settore hanno sottolineato che tanto il pubblico quanto le abitudini di utilizzo che lo contraddistinguono collocano la 'online radio' in un ruolo complementare rispetto alla radio tradizionale.