Il nuovo statuto della SIAE, approvato a fine novembre, aveva sollevato immediatamente le critiche di chi lo ritiene sbilanciato a favore degli associati più danarosi e potenti, autori ed editori in grado di esercitare la loro influenza con il meccanismo dei voti "pesati" in funzione degli incassi di ciascuno. E sulla base di questa linea interpretativa si sono ora mosse Acep (Associazione Autori, Compositori e Piccoli Editori), Arci e Audiocoop, impugnando il provvedimento con un ricorso al TAR del Lazio. L'azione, notificata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, al Ministero dell'Economia, al Commissario Straordinario della SIAE Gian Luigi Rondi, ai due subcommissari Paolo Stella Richter e Domenico Luca Scordino e alla stessa società degli autori, è finalizzata all'ottenimento di una sospensione cautelare dell'applicazione dello statuto e alla dichiarazione di illegittimità di un provvedimento che, secondo i ricorrenti, "attribuisce, in maniera pressoché esclusiva, la governance della società agli associati più ricchi ovvero a quelli che beneficiano delle somme maggiori in sede di riparto dei diritti d'autore incassati dalla SIAE". "Secondo il nuovo Statuto", sottolineano Acep, Arci e Audiocoop, "ogni associato ha diritto, in assemblea, a un voto più un voto per ogni euro incassato. In questo modo, aggiungono, le delibere assembleari relative alla nomina del Consiglio di Sorveglianza (fissata per il 1° marzo), "al quale lo Statuto affida, sostanzialmente, la totalità delle scelte relative alla vita dell'Ente, dipendono esclusivamente dagli associati più ricchi ovvero i grandi editori musicali facenti capo a poche multinazionali straniere e i grandi cantautori della musica leggera italiana. Una ventina di associati - in forza delle nuove regole - può governare la Società anche contro il volere e le indicazioni degli oltre 100 mila iscritti". Secondo Roberto Rinaldi (presidente Acep), Carlo Testini (responsabile nazionale Cultura dell'Arci) e Giordano Sangiorgi (presidente di Audiocoop), peraltro, "l'adozione e l'approvazione del nuovo Statuto è solo l'ultimo atto di un disegno più complesso ordito con la ferma volontà di estromettere la maggioranza della base associativa dalla gestione della Società a favore dei soli associati più ricchi. L'attuazione di tale disegno è iniziata con l'adozione del decreto di Commissariamento della società che le Autorità vigilanti non avevano il potere di adottare e del quale, pure, i ricorrenti hanno richiesto ai Giudici l'annullamento".