Il 22 gennaio sarà una data importante per conoscere le sorti di Fnac Italia: per quel giorno, infatti, è stato fissato un incontro a porte chiuse in cui ai sindacati verranno illustrate le linee guida del piano di liquidazione affidato a Matteo Rossini nonché le possibilità di un'eventuale ristrutturazione della catena. La nomina di Rossini a liquidatore della società è avvenuta dopo che l'assemblea dei soci di Fnac Italia ha deliberato la cessione di Fi Holding, azionista al 100 per cento della filiale italiana della società, al fondo Orlando Italy Management "alla luce della non sostenibilità dell'attuale modello di business che ha generato perdite estremamente significative nel corso degli ultimi anni". Una nota informa che Rossini, "nell'interesse e in accordo con i creditori, lavorerà per la presentazione di un'istanza di concordato preventivo nei tempi più brevi possibili. Orlando Italy ha infatti manifestato interesse per rilevare (....) parte degli attivi della società". Le prime avvisaglie di una crisi di Fnac Italia risalgono a un anno fa, quando la sede centrale francese del gruppo controllante PPR comunicò l'intenzione di avviare una ristrutturazione radicale delle attività e un piano di taglio dei costi in tutti i territori. In Francia, la Corte d'Appello di Parigi ha sospeso nei giorni scorsi una procedura di riorganizzazione che comportava la soppressione di 170 posti di lavoro, motivando la sua decisione con una inadeguata valutazione dei rischi psico-sociali dell'operazione oltre che con i carichi di lavoro troppo pesanti che ne conseguirebbero per i dipendenti rimasti in servizio. In Italia, come noto, Fnac conta otto punti vendita che danno lavoro a circa seicento dipendenti.