Siamo alle solite: tutti pronti a intonare il de profundis e a strapparsi gli abiti di dosso, quando si tratta di parlare dello stato dell’industria discografica italiana. Poi arrivano le statistiche ufficiali, e si scopre che il diavolo non è brutto come lo si dipinge. <br> I dati diffusi dall’associazione di categoria Fimi, per esempio, rivelano che nel ‘97 il mercato musicale italiano è stato uno dei più vivaci in ambito europeo: il fatturato delle aziende associate (che rappresentano più del 90 per cento del mercato stesso) è cresciuto del 6,6 per cento rispetto all’anno precedente, e ancora meglio sono andate le cose se si guarda al numero dei pezzi venduti. Negli ultimi dodici mesi non sono cresciute, infatti, solo le vendite dei singoli (+ 52 %) e dei Cd album (+ 12,8 %), ma persino quelle delle musicassette (+6,6 %), da tempo vittime di un declino che si pensava inarrestabile.<br> Complessivamente, in base alle cifre elaborate dalla società di revisione Price Waterhouse, il mercato audio italiano ha fatturato nel ‘97 696,6 miliardi di lire (valore netto del sell-in, cioè dei prodotti venduti dall’industria ai negozi e ai grossisti), per un totale di 60,4 milioni di pezzi venduti.<br> A questi bisogna aggiungere 741 mila video musicali (10,3 miliardi di fatturato) e 76 mila Cd-Rom di contenuto musicale, per un fatturato di 3,6 miliardi di lire (questi ultimi sono stati conteggiati per la prima volta quest’anno, insieme ai dischi omaggio e ai Cd e cassette venduti in edicola, ma esclusi per questione di omogeneità dal raffronto con gli anni precedenti).<br> Il momento di grande popolarità vissuto dalla musica di casa nostra è confermato dal netto predominio del repertorio locale (40 per cento delle vendite in quantità, 44,5 per cento a valore) sul prodotto internazionale (34 per cento e 40 per cento del mercato, rispettivamente). Alle compilation spetta una fetta dell’11 per cento del venduto totale (e l’8,8 per cento del fatturato), mentre il repertorio classico deve accontentarsi del 15 per cento dei pezzi venduti e del 7 per cento appena del fatturato.