Mentre i rapporti con una parte della comunità musicale restano problematici (fondamentalmente per motivi economici), il fondatore e amministratore delegato di Spotify, Daniel Ek, assicura che nel 2013 la sua società pagherà ad artisti, etichette discografiche ed editori musicali una cifra che si aggira intorno al mezzo miliardo di dollari. La somma, ha ricordato l'imprenditore svedese durante un intervento al Founders Forum di Los Angeles, equivale sostanzialmente al totale versato da quando il suo servizio di streaming on-demand è stato lanciato nel 2008 (la piattaforma video Vevo, inaugurata nel 2009, ha versato finora 200 milioni di dollari, e la Web radio Pandora 230 milioni di dollari circa nell'ultimo anno). "In questo momento", ha spiegato Ek, "stiamo attraversando una fase di passaggio strutturale al mobile. La buona notizia è che sulle piattaforme mobili non esiste una pirateria aggressiva come quella che corre sui desktop, il che consente all'industria dei contenuti di premere il pulsante reset sui modelli di distribuzione digitale. E' come avere la possibilità di ricominciare tutto da capo". Partecipando allo stesso evento focalizzato sui rapporti tra media e imprese del settore tecnologico, il presidente della divisione digitale di Universal Music Rob Wells ha riconosciuto che Spotify rappresenta già una fonte sostanziosa di ricavi per la major, dando dunque quasi per scontato il rinnovo degli accordi di licenza nel momento in cui verranno in scadenza.