Case discografiche inglesi assolte dal sospetto di comportamenti anticoncorrenziali, ma con riserva: un’inchiesta condotta dall’Office of Fair Trading (l’antitrust britannico) si è conclusa senza produrre prove consistenti dell’esistenza di violazioni di legge a carico delle cinque major del settore, BMG, EMI, Sony Music, Universal e Warner Music. Ma gli investigatori dell’agenzia governativa hanno intimato alle case discografiche di non cercare più di frenare il flusso di importazioni di prodotti musicali dall’Europa continentale, come hanno fatto nel recente passato. <br> Il problema delle importazioni di CD dai paesi europei è diventata una delle spine del fianco per l’altrimenti (relativamente) florida industria britannica del disco, da quando la sterlina inglese si è rafforzata in confronto alle altre principali divise scambiate sui mercati internazionali. Le case discografiche avrebbero reagito alla minaccia che arriva da oltre frontiera concedendo sconti abbondanti a quei grossisti e rivenditori che accettavano di non importare prodotto dall’estero, boicottando allo stesso tempo gli operatori commerciali che non accondiscendevano alle loro richieste: dovesse incorrere in pratiche analoghe in futuro, ha ammonito l’OFT, l’industria britannica rischia sanzioni pesanti. Ma intanto tira un sospiro di sollievo.