Se davvero, come si vocifera in questi giorni, Google lancerà prossimamente un servizio di streaming l'industria discografica potrebbe avere trovato il veicolo giusto per incoraggiare una migrazione di massa degli utenti internet verso forme di consumo pienamente legale. Ne è convinto Francis Keeling, responsabile mondiale del settore digitale di Universal Music, che sul tema si è espresso ieri in sede di presentazione dell'ultimo report IFPI sul mercato digitale (lo studio ha evidenziato la prima crescita del mercato musicale da tredici anni a questa parte). "Con le centinaia di milioni di persone che vi ricorrono per le loro ricerche online, e con gli oltre 800 milioni di utenti mensili di YouTube, Google è probabilmente il più grande canale che potremmo avere a disposizione", ha sostenuto il dirigente Universal. "Ovviamente, se riuscissimo per quella via a portare i consumatori all'interno di un sentiero legale e spingerli ad abbonarsi a un servizio l'impatto sul business sarebbe molto positivo". "Con aziende come Spotify, Deezer, Rdio e altri servizi in abbonamento", ha ricordato Keeler, "cooperiamo per regalare ai consumatori un'esperienza di fruizione gratuita perché sappiamo che bisogna cambiarne il comportamento. Facendo così possiamo incoraggiarli a iscriversi ai servizi a pagamento". A dispetto di queste prospettive, i rapporti tra l'industria discografica e la società di Mountain View restano alquanto tesi: solo pochi giorni fa un comunicato IFPI faceva notare come le misure adottate da Google per ridurre la visibilità dei link ai siti illegali nelle ricerche online non abbiano finora dato i risultati sperati.