Streaming e subscription (cioè album e canzoni accessibili in abbonamento) sono le parole magiche del music business dopo il successo riscosso nel mondo da Deezer e (soprattutto) da Spotify, e in seguito alle notizie che parlano di un prossimo ingresso nel settore di colossi come Google, Apple e Amazon (indiscrezione, questa, delle ultime ore). A fine 2012, tuttavia, la dimensione del fenomeno appare ancora relativamente circoscritta. I dati raccolti dall'IFPI per il suo "Digital Music Report 2013" parlano di 20 milioni di abbonati paganti (+ 44 per cento sul 2011) e di una quota di circa il 10 per cento sul totale del mercato digitale (il doppio in Europa, grazie soprattutto al boom registrato in Scandinavia, patria di Spotify e dei fondatori di Rdio). Mentre l'analista Mark Mulligan, riporta Paul Resnikoff su Digital Music News, fa notare sulla base di dati sostanzialmente coincidenti (12 per cento della "torta" digitale totale) che la percentuale dello streaming sul fatturato discografico mondiale resta per ora confinata a un modesto 4 per cento: "Non è tanto colpa del modello Spotify", ha sostenuto qualche giorno fa al SXSW 2013 di Austin l'esperto americano, "ma del fatto che lo streaming da molti punti di vista non è ancora pronto per il mainstream". Per Mulligan, insomma, c'è ancora parecchia strada da fare prima di impensierire il predominio di iTunes nel campo dei download: "Daniel Ek ha appena rivelato di avere 6 milioni di abbonati. Ma sei milioni di abbonati, in confronto ai 400 milioni di account iTunes collegati a una carta di credito, sono solo una goccia nell'oceano". La sua previsione è che "per quanto si cerchi di farne crescere le dimensioni, lo streaming non diventerà il principale contributore di reddito nel settore digitale da qui a cinque anni a meno che il download collassi. E questo, credo, potrebbe accadere se Apple facesse qualcosa di veramente serio con lo streaming: sappiamo invece che nell'ambito dell'espansione di Apple il download è ancora in crescita e acquisisce nuovi consumatori. Oggi vediamo titoli come 'Now' ottenere buoni risultati grazie all'acquisizione di nuovi clienti digitali per tramite dell'iPhone, e Apple sta acquisendo nuovi utenti anche grazie all'iPad. Questo è importante, perché sappiamo che quando l'iPod ha iniziato il suo declino i download sono ruzzolati da un precipizio passando da una crescita da due a una cifra". La morale, secondo Mulligan, non cambia: "Quando Apple starnutisce, l'industria musicale prende il raffreddore".