Keith Richards non è il primo a profetizzare la fine delle case discografiche, già anticipata tempo fa dal boss della Creation Records (l'etichetta degli Oasis). Tuttavia è sicuramente il musicista più importante a pensarla in questo modo: «Le case discografiche, così come le conosciamo, se ne andranno per sempre. Ormai ci sono troppe strade alternative per la distribuzione della musica. Non appena si saranno stabilizzate, non ci sarà più spazio per le case discografiche e le loro piccionaie. Non è un pericolo per nessuno, se non per loro; ma chi ha bisogno di loro, comunque? Sarà un cambiamento. Io, come ogni artista, amo i cambiamenti» ha dichiarato Richards. <br> Sempre sul futuro della musica, il chitarrista dei Rolling Stones ha spiegato: «Ci sono due tipi di musica. Quella buona e quella che fa schifo. In base a questo, Mozart e Bach durano nei secoli, mentre i Monkees e gli Union Gap no. Ad esempio, è una mia impressione o le Spice Girls cominciano a essere un po' meno speziate? Ma Louis Armstrong, Muddy Waters, Chuck Berry: tra 200 anni la loro musica verrà ancora suonata». <br> Su Richards e il suo artistico amore per il cambiamento ha tuttavia qualcosa da ridire Peter Buck dei R.E.M.: «Non intendo in nessun modo mancargli di rispetto, ma credo che non abbia mai ascoltato un disco uscito dopo il 1974. Credo che sia convinto che non sia stato stampato più nulla da quando l'aereo di Otis Redding si è inabissato».