Sarà davvero il cellulare il futuro della musica digitale? Le previsioni ottimistiche, e autorevoli, rimbalzano da un mercato all’altro stimolando nuove iniziative imprenditoriali da entrambe le parti dell’Atlantico: basta ricordare, tra gli sviluppi recenti, l’acquisizione di Run Tones da parte di Sony Music in vista della creazione, nella major giapponese, di un apposito dipartimento destinato allo sviluppo del business di telefonia mobile (vedi News); oppure l’accordo recente di un altro operatori specializzato, Zingy, con Microsoft, per vendere suonerie e altri servizi di distribuzione musicale in forma digitale, una volta che la banda larga sarà diventata di uso comune. “A quel punto”, ha detto il presidente della stessa Zingy”, “useremo il master come una suoneria, e le etichette potranno promuovere i loro prodotti e al tempo stesso guadagnare denaro con le licenze”. <br> In Europa il mercato vale già un miliardo e mezzo di euro stimati: il nostro paese, in virtù della diffusione dei telefonini portatili, è uno dei mercati potenzialmente più interessanti ma l’inadeguatezza dei contratti e le pastoie burocratiche, secondo alcuni operatori, impediscono ad etichette, autori e editori musicali di guadagnarci. “In Italia – ha raccontato a Rockol Max Moroldo, presidente della casa discografica e di edizioni musicali Do It Yourself/Nitelite – il fatturato dello scaricamento di suonerie per cellulare vale già qualcosa come 140 mila euro all’anno. Io posso dimostrare che in un solo giorno il brano ‘Magia’ di Molella è stato scaricato 197 volte. Ma i soldi se li intascano i provider e la SIAE, l’ente che autorizza i download. A me, in teoria, spetterebbe una somma su ogni scaricamento: ho fatto domanda alla SIAE per saperne di più, e nell’ultimo rendiconto ho ricevuto un euro. I provider come Wireless Solutions, che è quotato in Borsa, pagano un forfait alla SIAE che però non ci dice quante volte i tuoi brani sono stati scaricati. Nessuno, su un business in crescita come questo, tutela l’autore”.