Il mercato è ridotto all'osso, il retail specializzato zoppica (con il marchio Virgin Megastores, vedi News, forse prossimo ad alzare bandiera bianca), eppure c'è chi è ancora disposto ad investire sulla musica registrata, anche se ormai necessariamente abbinata ad altre merceologie: Fnac e Feltrinelli aprono nuovi punti vendita, e ora persino Blockbuster fa la corte all'industria discografica, inaugurando presso tutti i punti vendita della catena, 200 in Italia, un “Music Point” allestito in collaborazione con le emittenti radiofoniche Rete 105 e Radio Montecarlo. <br> Non è la prima volta che il marchio leader nella vendita e noleggio di DVD e videocassette si avventura nello smercio di CD: “Ma in passato”, ammette l'amministratore delegato Paolo Penati al telefono con Rockol, “non abbiamo trattato bene la musica, e i risultati non sono arrivati. Questa volta il nostro approccio è diverso e vogliamo diventare degli interlocutori seri per le case discografiche”. Penati ricorda il successo conseguito nella vendita dei libri, per spiegare il nuovo interesse nei confronti dei dischi: “Né gli uni né gli altri sono e saranno il nostro core business, ma i risultati parlano chiaro: abbiamo cominciato a trattare i libri nel '97 vendendo 45 mila pezzi, l'anno scorso ne abbiamo smerciati 170 mila e quest'anno contiamo di arrivare a 200 mila. Con i CD speriamo di seguire lo stesso percorso”. Ma come, quando la distribuzione musicale sembra restringere di anno in anno i suoi spazi? Penati è convinto che Blockbuster abbia diverse carte da giocare: “Non faremo concorrenza alle catene specializzate, ci mancherebbe, perché la nostra sarà una selezione molto limitata, una ventina di titoli con le principali hits del momento. Ma rispetto a loro abbiamo una rete di negozi distribuita su tutto il territorio, e non limitata alle città principali. E nei confronti degli ipermercati contiamo sul fatto di avere un cliente già predisposto all'acquisto di beni per l'home entertainment e il cui profilo demografico è molto simile a quello degli attuali consumatori di dischi: single e giovani genitori tra i 25 e i 45 anni, con figli intorno ai 15. Sono persone di reddito e cultura prevalentemente medio-alta, con buona capacità di spesa pro-capite. E sono numerosi, circa sei milioni di utenti che frequentano i nostri negozi in Italia: perché non dovrebbero comprare anche dischi?”. <br> Come si collocherà, il colosso americano, nel panorama industriale e commerciale esistente? “Alla discografia vogliamo offrire massima collaborazione. Organizzando una presentazione e un'autograph session con i Tiromancino, lunedì 9 dicembre a Milano, abbiamo inaugurato quella che speriamo sarà una serie di iniziative promozionali concordate con le case discografiche. E sui prezzi non faremo follie, non venderemo sottocosto: ci interessa fare profitto, non strappare market share ai concorrenti”.