Non è più epoca di miracoli, neanche per loro (dopo la stupefacente performance del 2001, giro d’affari in crescita del 10,8 %). Ma i discografici francesi continuano a tener botta, contrastando il crollo generale, sul mercato mondiale, delle vendite di dischi.<br> Al Midem di Cannes appena concluso, la locale associazione di categoria SNEP ha diffuso le cifre relative agli ultimi dodici mesi. Ancora una volta positive, malgrado il tonfo dell’ultimo fondamentale trimestre (- 5,7 %), e nonostante la spinta dell’industria locale si sia complessivamente dimezzata rispetto ad un anno fa: nel 2002 il mercato è cresciuto del 4,4 % a valore (1.302 milioni di euro) e del 3,3 % in volume (171 milioni di pezzi). <br> L’ “eccezione” francese resiste, dunque: e si conferma tanto nella ottima accoglienza che i consumatori continuano a riservare ai singoli, altrove in caduta libera (+ 3,6 %, oltre 39 milioni di pezzi smerciati) quanto nel dominio incontrastato degli artisti autoctoni. Quasi sei dischi su dieci venduti sono di produzione locale, e altrettanto accade con nove dei dieci best seller assoluti; sugli scudi vecchie glorie come Patrick Bruel, Renaud, Johnny Hallyday e Jean-Jacques Goldman, ma anche i corollari discografici dello show TV “Star Academy” (una specie di “Saranno famosi” locale) hanno fatto la loro bella parte. Le pop star transalpine dominano non solo negli album, in realtà, ma anche nei singoli (nonostante la concorrenza di Shakira e Las Ketchup) e nel mercato emergente dei DVD musicali (3,8 milioni di pezzi: tra i maggiori protagonisti della stagione, accanto a “The wall” dei Pink Floyd, ci sono gli eroi locali Garou e Lara Fabian). Il segreto del successo? Secondo gli esperti, gli investimenti sostenuti che le case discografiche continuano a fare sul repertorio locale: che, secondo il direttore generale della SNEP Herve Rony, sono aumentati del 500 % da quando, nel ’94, una legge impone alle radio di trasmettere almeno il 40 % di musica nazionale.